Esiste un’età giusta per iniziare a navigare?

Esiste un’età giusta per iniziare a navigare? Secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, smartphone e simili andrebbero vietati fino ai 10 anni, mentre molti pediatri americani li sconsigliano solo prima dei 24 mesi.

Social, chat e videogiochi: i ragazzi come li usano?

Il feedback raccolto sull’utilizzo di Internet e Social da parte dei ragazzi in età compresa fra i 9 e 13 anni è il seguente:

  • Il 90% afferma di non avere mai avuto un parental control sul dispositivo
  • Il 40% non protegge il proprio smartphone con doppio PIN e blocco schermo
  • L’80% tiene sempre attivi wifi e geolocalizzazione
  • L’80% naviga su internet prima dei 10 anni, tablet e console connessi a Internet sono impiegati già a partire dai 6 anni
  • I ragazzi di 11-13 anni sono iperconnessi e interconnessi: circa il 60% di loro è costantemente online. L’utilizzo medio di Internet, messaggistica istantanea e Social è di 5h al giorno. Prosegue sino a tarda sera e anche nelle ore notturne
  • In generale l’80% è attivo sui social (soprattutto Instagram e Musical.ly) prima del 13 anni, non si curano dell’innalzamento della soglia ai 16 anni a partire dall’entrata in vigore del GDPR, certi che i genitori daranno comunque l’autorizzazione all’utilizzo di queste piattaforme
  • Il 95% risulta “multitasking” a grave detrimento dell’attenzione
  • Il 95% usa Whatsapp (già a partire dalla quinta elementare), piattaforma preferita dai ragazzi delle medie la cui presenza su Snapchat è considerevolmente calata rispetto al 2017, poiché la piattaforma è considerata un doppione di Whatsapp
  • La maggior parte dei ragazzi crea nuovi profili social qualora si dimentichi la password di accesso, lasciando i profili “abbandonati” alla mercé dei cybercriminali
  • Videogiochi violenti già in quinta elementare (il 20% dei bambini) nonostante l’indicatore PEGI imponga un’età minima di 18 anni per l’esposizione a contenuti violenti
  • Una piccola percentuale ha già effettuato in quinta elementare acquisti in-app per un valore medio tra i 10 e i 50 Euro. Fenomeno da arginare assolutamente poiché col tempo può portare a fenomeni di ludopatia
  • Sempre più spesso sono i figli ad indicare ai genitori come configurare nel giusto modo la privacy e la sicurezza sui profili social, imponendo loro a volte persino la modifica delle password della casella primaria di posta elettronica
  • Nota positiva: rispetto all’anno precedente si riscontra una maggior consapevolezza dell’importanza di avere un antivirus su dispositivi Android. Solo il 20% dei ragazzi coinvolti non ne è dotato a fronte di una quota di impiego di device con questo sistema operativo del 95%

Test simulazione di attività

Con ENAIP Rovigo ho curato la parte di marketing e comunicazione internet di un corso per ragazzi laureati (o di elevata preparazione) in cerca di lavoro. Era necessario fare un test di fine corso per valutare il loro apprendimento e di conseguenza la mia abilità come insegnante.
Avendo valutato il reale elevato livello dei partecipanti al corso ho impostato il test con 10 domande aperte, molto aperte. Ogni domanda poteva costituire la tematica di un intero corso. Lo scopo del test infatti non era solo valutare quanto avevano recepito ma la loro capacità in tempi ridotti di affrontare una tematica e svilupparla, magari non nel miglior modo possibile, ma al meglio e secondo il loro punto di vista.
Lo scopo finale era verificare quanto erano pronti ad effettuare attività di alto livello dove possono arrivare delle richieste del tipo: entro domani inviami uno studio su … relativo ad un argomento di cui magari si conosce poco e dove i contorni sono poco evidenti (deve essere esaustivo?, deve essere il mio punto di vista?, deve essere di 10 pagine?, deve essere di mezza pagina?, …).
La valutazione finale è stata quindi relativa non solo all’attinenza delle risposte ma alla capacità di sintesi, alla capacità di identificare i punti principali, alla capacità di fornire il proprio punto di vista, alla capacità di sviluppare anche un singolo argomento per ogni punto, alla capacità di riuscire a rispondere a tutti i punti anche se non si era presenti alla relativa lezione.

Questo test si è rivelato un’importante simulazione di attività.

The Hidden Treasures Bauhaus Dessau: i font dei maestri

Adobe ha annunciato The Hidden Treasures Bauhaus Dessau, un progetto straordinario in cui sono stati riscoperti e completati gli schizzi tipografici e i frammenti dei font dei leggendari maestri del design di Bauhaus, per ispirare una nuova generazione di artisti.

Bauhaus Dessau, la scuola di architettura e design di fama mondiale, fu chiusa nel 1932 dal Partito Nazionalsocialista lasciando dietro di sé capolavori incompiuti, creati da leggendari maestri come Xanti Schawinsky, Joost Schmidt, Carl Marx, Alfred Arndt e Reinhold Rossig. In collaborazione con la Bauhaus Dessau Foundation, Adobe ha iniziato a completare e digitalizzare il lavoro incompiuto, realizzando una serie di font per consentire alle persone di utilizzare gli alfabeti storici. Erik Spiekermann, designer di fama mondiale specializzato nei caratteri tipografici, ha curato il progetto di trasformazione dei frammenti in set di font Typekit completi. Spiekermann ha guidato un team internazionale di professionisti di tipografia e studenti di design per completare i font, cercando di dedurre, attraverso un calcolo dettagliato delle probabilità, come i maestri originariamente pianificassero di completare i loro progetti. Usando questi dati, il team ha utilizzato Adobe Illustrator CC per completare e digitalizzare i set di caratteri. I primi due sono già disponibili per il download in Typekit.

Simon Morris, Senior Director of Campaign Marketing Adobe ha dichiarato: “The Hidden Treasures Bauhaus Dessau è un’iniziativa nata con l’obiettivo di riportare in vita progetti creativi del passato e utilizzarli per ispirare le nuove generazioni. L’anno scorso, Adobe ha lavorato con il Munch Museum e Kyle T. Webster, il professionista più autorevole per i pennelli di Photoshop, per ricreare i pennelli di Edvard Munch. Questi pennelli digitali sono stati scaricati da decine di migliaia di persone che hanno avuto così l’opportunità di dipingere come l’artista norvegese. Quest’anno, Adobe celebra il potere della parola scritta, l’impatto che i font hanno sul modo in cui comunichiamo e il ruolo che giocano nelle arti e nella cultura. Ci auguriamo di portare ancora una volta questi tesori dimenticati nel mondo contemporaneo, per dare nuova energia alla creatività”.

Dr. Claudia Perren, Director at Bauhaus Dessau ha commentato: “Adobe ha avuto la grande idea di reinterpretare il design dei font. Iniziative come “Hidden Treasures” mostrano in modo molto preciso quanto l’eredità del Bauhaus sia attuale e affascinante. Soprattutto per le giovani generazioni di designer.”

http://adobehiddentreasures.com/?sdid=SGDJMKZV&mv=other

Giovani sempre connessi (costantemente online)

I dati raccolti da Kaspersky Lab dimostrano, infatti, come il 37% dei bambini tra gli 8 e i 10 anni non riesca ad immaginare cosa significhi vivere senza PC o senza smartphone (33%). Il dato più allarmante è, però, il tempo trascorso in rete: in Italia il 58% dei bambini dagli 8 ai 16 anni è costantemente online e il 9% dei genitori ritiene che il proprio bambino stia diventando dipendente da Internet. Sono, inoltre, in aumento anche i dati relativi al fatto che i più piccoli abbiano piena fiducia dell’utilizzo di Internet come fonte d’informazione (69%). Per quanto la maggior parte dei genitori (75%) cerchi di trascorrere del tempo con i propri figli quando navigano, tutto questo non è sufficiente per tenere i piccoli utenti al sicuro dalle minacce della rete.

“Non possiamo restare indifferenti al condizionamento che la rete e i social hanno nelle nostre vite e soprattutto in quelle dei nostri figli”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. “Non è giusto limitare o demonizzare l’uso di Intenet, è invece importante pensare ad un programma di educazione e protezione dedicato ai piccoli utenti, affinché possano farne un uso consapevole. La campagna della PoliziaUna vita da Social”, ha rappresentato per noi una risposta concreta, in linea con i nostri principi aziendali; per questo abbiamo deciso di supportarli in questa importante iniziativa formativa”.

Il pensiero computazionale riflette il modo con cui gli esseri umani e non i computer ragionano

Google finanzierà un progetto rivolto allo sviluppo del Pensiero Computazionale destinato ai docenti delle discipline scientifiche e tecnologiche delle scuole secondarie superiori. Il progetto, uno dei tre vincitori del Google Educator Grant Award in Italia, è stato ideato da Paolo Ferragina e Fabrizio Luccio professori del Dipartimento di Informatica dell’Ateneo pisano ed è supportato dal Comune di Pisa e dalla Fondazione Innovazione e Sviluppo Imprenditoriale della Camera di Commercio di Pisa.

Il concetto di pensiero computazionale ha acquisito una rilevanza grandissima negli anni più recenti. Nato agli albori dell’informatica ha ricevuto il battesimo ufficiale in un articolo pubblicato nel 2006 da Jeanette M. Wing, direttrice del Dipartimento di Computer Science dell’Università Carnegie Mellon degli Stati Uniti, e successivamente ha innescato una serie di studi e progetti didattici in tutto il mondo. Ricordando le parole di Jeanette Wing, il professor Fabrizio Luccio osserva che “il pensiero computazionale riflette il modo con cui gli esseri umani e non i computer ragionano: non si propone cioè di portare gli uomini a ragionare come computer ma esattamente il contrario”. Infatti, il Pensiero Computazionale è inteso come attitudine mentale a descrivere, analizzare e risolvere problemi (problem solving) progettando algoritmi che possano poi essere sperimentati su un calcolatore. Pertanto, “nel progettare il percorso formativo – sottolinea il professor Luccio – abbiamo pensato che fosse fondamentale partire dalla formulazione e risoluzione di problemi alla lavagna prescindendo inizialmente dall’uso del calcolatore, come proprio delle discipline scientifiche. Il concetto di partenza è dunque l’algoritmo e non la sua formulazione come un programma, o coding”.

Il progetto, della durata di sei mesi (da ottobre 2018 a marzo 2019), prevede dieci lezioni frontali tenute da docenti universitari e altrettante attività di laboratorio ad esse correlate. Il punto focale, evidenzia il professor Paolo Ferragina, sarà quello di “descrivere in un linguaggio matematico elementare problemi reali e loro soluzioni algoritmiche che nascono in vari ambiti in cui l’impiego dell’informatica è oggi fondamentale quali crittografia, motori di ricerca, bioinformatica, reti sociali, intelligenza artificiale, big data e robotica. Ampio spazio verrà riservato alla discussione con i partecipanti su come le nozioni presentate in classe potranno essere trasferite nell’insegnamento della scuola secondaria di cui proprio i partecipanti sono gli esperti. Così, le attività laboratoriali saranno declinate in due modi: alcuni docenti realizzeranno in linguaggio Python gli algoritmi visti in classe con l’aiuto di personale universitario e membri del club CoderDojo di Pisa, altri potranno approfondire alcuni argomenti e progettare moduli, possibilmente multi-disciplinari, che siano utilizzabili direttamente in classe con gli studenti delle scuole.”

Il percorso formativo, accreditato dal MIUR e disponibile sulla piattaforma Sofia, coinvolgerà inizialmente le scuole dell’area pisana e, per motivi logistici, potrà essere frequentato al più da cento partecipanti ai quali non sarà richiesta alcuna conoscenza pregressa di informatica, ma sarà diffuso anche in streaming tramite la piattaforma Mediateca dell’Università di Pisa così che possa essere fruito da docenti di altri istituti superiori della Toscana e di altre regioni. Tutto il materiale didattico sarà reso disponibile pubblicamente sul sito del corso..

Maratona STEM Redooc 2018

E’ partita la Maratona Redooc 2018. Si tratta della prima Maratona online delle discipline STEM (acronimo che sta per: Science, Technology, Engineering, Mathematics) organizzata in Italia, aperta a tutti gratuitamente.
Obiettivo dell’iniziativa è diffondere la conoscenza e l’utilizzo della piattaforma redooc.com – https://redooc.com/ – e farne diventare l’uso un’abitudine, per imparare, prepararsi agli esami, fare i compiti delle vacanze, ma anche per divertirsi. Perché la matematica è uno sport alla portata di tutti, basta allenarsi.
Chiara Burberi, co-founder di redooc.com: nasce da due convinzioni profonde
nessuno nasce negato per la matematica
il punto dolente non è la materia in sé, ma il metodo d’insegnamento ‘tradizionale’, che spesso non coincide con il processo di apprendimento del singolo. Da qui l’obiettivo di creare, con le possibilità offerte dal digitale, una piattaforma in grado di insegnare la matematica in modo innovativo, divertente, creativo e pratico.
Le materie STEM sono e saranno per i decenni a venire, quelle che offriranno le maggiori opportunità professionali ai ragazzi e alle ragazze di oggi. Investire su di esse significa investire sul loro futuro. E cosa c’è di più importante?

Giornata di formazione a Modena con Google, Lenovo e Campustore

CampuStore, Google for Education e Lenovo annunciano una giornata gratuita di formazione rivolta a docenti, DS, DSGA e tecnici informatici di tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado. L’appuntamento è per martedì 29 maggio a Modena presso l’Istituto Mattarella.

Dopo un momento di presentazione, cui prenderanno parte le autorità locali, l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna – Servizio Marconi, il Dirigente scolastico dell’IC 3 Daniele Barca, Marco Berardinelli Responsabile Google for Education, il responsabile Education di Lenovo Guido Terni e il CEO di CampuStore Pierluigi Lanzarini, oltre ai formatori Google di CampuStore Academy, seguiranno laboratori operativi di approfondimento, rivolti a docenti e dirigenti scolastici, tenuti da formatori esperti e certificati da Google.

Dalla suite di prodotti G Suite for Education che fa della condivisione e della comunicazione i suoi asset di forza alla tecnologia dei Chromebook di Lenovo, i docenti potranno approfondire come integrare la tecnologia nelle lezioni quotidiane aiutando i ragazzi a sviluppare competenze che spaziano dalla collaborazione tra team al problem solving.

L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Daniele Barca, dirigente dell’Istituto comprensivo 3 di Modena che il 29 maggio ospiterà l’evento nella sede dell’Istituto Mattarella. La scuola, proprio quest’anno è stata coinvolta in un progetto pilota d’avanguardia, che prevede la sperimentazione congiunta di Chromebook Lenovo e servizi G Suite for Education in tutto l’Istituto.

Proteggiamo i vecchi: conviene!

E’ ormai documentato: le generazioni più giovani spendono gran parte del loro tempo online, ma non sono le sole a farlo. Gli utenti più maturi (dai 55 anni in su) stanno diventando sempre più digitali, facendo preoccupare il resto della famiglia per il fatto che non stiano prendendo le dovute precauzioni in fatto di sicurezza. Nonostante questo, con più della metà (56,5%) delle persone che non fa nulla per proteggere i propri familiari più senior, quindi, la preoccupazione non si sta trasformando in azioni pratiche, ottenendo come risultato il fatto di lasciare i nostri cari esposti a potenziali pericoli.

Le attività online continuano ad avere un’influenza sempre più importante sulle nostre vite di tutti i giorni, un dato di fatto che risulta vero sia per gli utenti più maturi, sia per le giovani generazioni. Secondo la ricerca condotta da Kaspersky Lab e da B2B International, la maggior parte (l’82,7%) degli utenti dai 55 anni in su accede a Internet da casa più volte al giorno e il 38,3% passa almeno 20 ore alla settimana online.

Infatti secondo i dati della ricerca condotta nella seconda parte del 2017, gli appartenenti a questa fascia di eta’ possiedono in media 4 dispositivi connessi per abitazione, inclusi due PC e due dispositivi mobili.

Nonostante i molti vantaggi offerti da questi livelli di connettivita’, gli altri membri della famiglia sono preoccupati del fatto che i loro parenti senior non stiano prendendo le precauzioni necessarie per proteggersi quando navigano: il 58,5% del campione teme per la sicurezza degli over 55 alle prese con il mondo digitale. Inoltre, il 36,3% degli internauti riporta che i loro parenti piu’ grandi sono stati colpiti da una minaccia online – ad esempio sono stati vittime di truffe su Internet (15,7%) o si sono imbattuti in malware o virus (29,9%) o sono stati spiati da software malevoli (45,5%). Osservando questi dati, questa paura sembra del tutto fondata.

In ogni caso, anche se i membri più senior della famiglia sono stati davvero colpiti da minacce alla sicurezza, questa preoccupazione sembra non trasformarsi in azioni pratiche e in supporto. Solo il 32,9% del campione intervistato ha installato una soluzione per la sicurezza online sui dispositivi dei loro parenti più ‘senior – e solo il 36,3% li informa sulle possibili minacce online. Più della meta’ (56,5%) non ha fatto nulla per aiutarli a proteggersi, aumentando potenzialmente il rischio, per loro, di incappare in un incidente legato alla cybersicurezza.

‘Gli utenti over 55 di Internet rappresentano un obiettivo vulnerabile e altamente redditizio per i cybercriminali, tanto da metterli nel mirino per azioni a base di malware, spyware e email scam – ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. ‘L’unico modo per combattere queste minacce in costante evoluzione è attraverso un mix che prevede maggiore vigilanza e l’installazione di un software di sicurezza efficace su tutti i dispositivi, inclusi quelli mobili. Questo contribuirà a tenere sotto controllo i rischi per la sicurezza e metterà i membri più anziani della famiglia al sicuro da eventuali, spiacevoli, disturbi digitali”.

Con le persone che oggi trascorrono così tanto tempo online e i rischi per la sicurezza informatica che diventano sempre più rilevanti, è necessario assicurarsi di essere protetti dalle ultime cyberminacce.

Not logging on, but living on

Iniziativa contro bullismo e cyberbullismo rivolta a studenti, docenti e genitori: #DIB–DisconnettiamoIlBullismo

#DIB-DisconnettiamoIlBullismo ha coinvolto adolescenti di età compresa tra i 13 e i 14 anni di sei istituti scolastici di istruzione secondaria inferiore e superiore del V Municipio di Roma, insegnanti e genitori.
Il progetto è nato con l’obiettivo di sensibilizzare e creare maggior consapevolezza sulle diverse forme di bullismo e cyberbullismo, sulle sue ricadute legali e sui pericoli della rete, e di migliorare la comprensione della natura degli atti di prevaricazione e di violenza, aprendo un nuovo canale di comunicazione fra scuola e famiglia, due istituzioni che hanno un ruolo cruciale nella lotta a un fenomeno in continua crescita.
Si stima che poco più del 50% (dato ISTAT) dei ragazzi fra gli 11 e i 17 sia stato vittima di bullismo e la gravità delle violenze subite è stata accresciuta negli ultimi anni dall’uso di internet e delle tecnologie digitali facilmente accessibili dai cellulari, che hanno reso minacce e offese anonime e ripetibili nel tempo.
L’iniziativa ha visto impegnate le psicologhe del Servizio Psicosociale della Croce Rossa Italiana, 24 volontari della Croce Rossa formati in materia, i volontari SAP e alcuni docenti universitari esperti in questa tematica.
Oltre 700 studenti sono stati coinvolti in incontri fondati sulla peer education e incentrati su attività interattive e partecipative, mirate a stimolare la comprensione degli atti di prevaricazione e violenza con l’ausilio di attività di gruppo, video, racconti, conversazioni guidate e libere. Prima e dopo gli incontri sono stati distribuiti dei questionari, tra i quali quello intitolato “Quanto conosco il Bullismo”, per ottenere la mappatura iniziale e quella finale delle conoscenze dei partecipanti e verificarne l’incremento, e il questionario di gradimento.
Al termine degli appuntamenti ogni gruppo è stato incaricato di produrre un elaborato grafico e uno slogan che racconta il bullismo e il cyberbullismo che sarà oggetto di successiva esposizione.
Oltre 120 docenti e 60 genitori hanno assistito a incontri informativi sulle tematiche condotti da figure professionali che hanno trattato la tematica del bullismo e del cyberbullismo da tre diverse prospettive: psicologica, informatica e legislativa, utili a definire e affrontare questi fenomeni sociali di grande attualità.
I docenti hanno dimostrato di conoscere le caratteristiche dei bulli e sono interessati ad approfondire gli aspetti legali e a ricevere maggiori indicazioni operative pratiche; i genitori hanno una conoscenza molto più superficiale del fenomeno e hanno richiesto che il materiale informativo fosse distribuito perché le informazioni restassero di facile accesso anche a casa.
“Se volete aiutarmi con il bullismo, per favore reagite con calma perché ho paura di ogni cosa in questi momenti e non voglio restare da solo”
Dalle risposte dei ragazzi sono emersi gli elementi più interessanti per inquadrare il fenomeno e individuare la strada per limitarlo. Gli studenti hanno apprezzato l’iniziativa e, allo scopo di migliorarla, hanno suggerito l’introduzione di vere testimonianze di bullismo e un maggior utilizzo di video per sensibilizzare in maniera più diretta.
I ragazzi si sono espressi sul ruolo che la famiglia e i genitori dovrebbero avere in questa circostanza.
Il contesto familiare è il luogo in cui nascono e si generano vittime e bulli; conoscere i meccanismi psicologici e le dinamiche può aiutare i genitori non solo a riconoscere precocemente i caratteri del bullismo ma anche ad individuare gli atteggiamenti opportuni da tenere o da evitare per sostenere i propri figli in un momento particolarmente delicato della loro vita.
Tra i messaggi più significativi rivolti agli adulti, emergono la richiesta di maggior comunicazione e ascolto per una comprensione più profonda dei problemi adolescenziali, la necessità di una presenza più costante e attenta da parte della famiglia e il non sottovalutare e ridimensionare le problematiche vissute dai giovani in un’età così delicata. Oltre a comprendere meglio le dinamiche legate al bullismo, soprattutto nelle sue forme più subdole che si concretizzano attraverso il web e gli strumenti tecnologici, i genitori sono chiamati a tornare a essere un saldo punto di riferimento per i propri figli e ad ascoltare senza giudicare, instaurando un rapporto che renda l’individuazione di eventuali problemi e la lotta al fenomeno più efficace.
Croce Rossa Italiana e SAP, entrambe interessate a sviluppare una cultura basata sui valori della diversità e dell’inclusività, hanno voluto esplorare le problematiche legate al bullismo e al cyberbullismo stimolando la consapevolezza sulle diverse forme di violenza e della loro diffusione in età adolescenziale, esortando alla costruzione di una sana, positiva e funzionale convivenza con la diversità. Oltre a sensibilizzare e informare ragazzi, genitori e docenti sulle caratteristiche di questi fenomeni e sui pericoli della rete, questa iniziativa ha permesso di promuovere modelli positivi di affettività e accettazione di sé e dell’altro, di attivare relazioni di solidarietà e di collaborazione, di migliorare la comprensione della natura degli atti di prevaricazione e di violenza agiti e subiti e di
responsabilizzare i ragazzi affinché diventino agenti di cambiamento nelle loro comunità, nella lotta e nella prevenzione di qualsiasi forma di violenza.
“Con l’evolversi delle tecnologie digitali e della comunicazione sui social network, familiari tra preadolescenti e adolescenti, il bullismo ha assunto forme pericolose che richiedono efficaci strumenti di sensibilizzazione, soprattutto nelle scuole”, ha commentato Carla Masperi, Chief Operating Officer di SAP Italia. “L’uso delle nuove tecnologie deve aiutare a integrare conoscenze, sviluppare competenze
e rispetto, rafforzare aspetti caratteriali e condividere valori positivi. Attraverso questo progetto e la collaborazione con Croce Rossa Italiana, SAP ribadisce il proprio impegno a migliorare la vita delle persone sia nella loro sfera professionale sia personale e ad aiutare i giovani a sviluppare il proprio carattere e acquisire strumenti per continuare ad apprendere in ogni situazione, in modo aperto e critico, accrescendo le competenze che li renderanno protagonisti nel mondo del lavoro di domani”.
“Gli episodi di bullismo e cyber-bullismo sono drammaticamente all’ordine del giorno, ma sono fenomeni a cui non ci dobbiamo abituare. Si deve partire dalla prevenzione ed è proprio per questo che ho accolto volentieri l’invito alla presentazione di questo progetto. Se la scuola e la famiglia sono di sicuro cruciali nel contrastare il bullismo, sono convinto che il volontariato e in primis i Giovani di Croce Rossa Italiana possano fare la differenza nel cambiare mentalità e avere un dialogo diretto con le giovani generazioni, abbattendo quel gap generazionale che spesso rappresenta uno dei problemi maggiori”, ha dichiarato il Presidente nazionale di Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.