I Giovani e le Scienze: premiato Smart School 4.0

AICA ha assegnato il premio per il migliore studio sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione a uno dei 30 team finalisti del concorso nazionale “I Giovani e le Scienze”, promosso da FAST per valorizzare i giovani talenti delle nostre scuole e giunto quest’anno alla sua 31esima edizione.
Il progetto premiato è “Smart School 4.0”, ideato e sviluppato da Lorenzo Benedettini e Lorenzo Tabarrini dell’istituto tecnico “O. Belluzzi – L. Da Vinci” di Rimini. Obiettivo del lavoro è sviluppare un sistema rapido di informazione per le sostituzioni dei docenti e per la diffusione delle circolari. “Smart School 4.0” sostituisce il classico invio di email con un messaggio su Telegram. La piattaforma di messaggistica istantanea basata su cloud, sfruttando la tecnologia dei bot, è in grado di rispondere in modo automatico alle richieste degli utenti; in questo modo gli insegnati hanno subito accesso alle comunicazioni da parte della scuola e allo stesso tempo l’istituto non ha più necessità di stampare i messaggi su carta e comunica tempestivamente le variazioni di orario delle lezioni al corpo docente.
Il premio assegnato da AICA consentirà ai vincitori di partecipare con il loro progetto alla prossima edizione di CASTIC 2019, la competizione sulla scienza e sulla tecnologia in programma a Macao (Cina) il prossimo 20-26 luglio.

Informatica50: la storia

Furono due matematici i padri del primo corso di laurea in Scienze dell’Informazione d’Italia istituito all’Università di Pisa 50 anni fa, nel 1969: l’allora rettore, Alessandro Faedo, e il professor Gianfranco Capriz, all’epoca direttore dell’Istituto di Elaborazione dell’Informazione del CNR. Una data che segna uno dei passaggi fondamentali della rivoluzione digitale del nostro Paese e che conferma il ruolo della città della Torre e di Galileo Galilei nella storia dell’Informatica in Italia.
È infatti a Pisa che venne costruito il primo calcolatore scientifico italiano, la CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana), realizzato su suggerimento di Enrico Fermi e inaugurato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi nel 1961. Sulla scia di questo progetto, nel 1969, nacquero il più importante centro di calcolo elettronico nazionale (CNUCE) del Paese, poi confluito nel CNR, il primo Istituto (universitario) di Scienze dell’Informazione (ISI), avo dell’attuale Dipartimento di Informatica, e con esso appunto il primo corso di laurea in Informatica d’Italia e successivamente, nel 1983, il primo Dottorato di Ricerca in Informatica in Italia. Sempre a Pisa, nel 1986, è partita la prima connessione a Internet in Italia, motivo per cui la città ospita ancora il registro dei domini nazionali .it.
In questa storia l’Università di Pisa ha continuato e continua ad avere un ruolo da di protagonista. A partire dagli anni ’90, oltre a investire nell’insegnamento e nella ricerca, ha infatti dato contributi rilevanti alle reti di comunicazione: prima con lo sviluppo della rete metropolitana pisana (oggi estesa fino a Livorno) che serve circa 100.000 utenti; poi contribuendo alla creazione della rete nazionale a banda ultra-larga dedicata alla comunità dell’istruzione e della ricerca (GARR); e più recentemente con la realizzazione delle infrastrutture Data Center indispensabili per affrontare la ricerca in ormai tutte le discipline. Dagli anni ’90, all’interno dell’area degli ex Macelli, l’Università di Pisa – d’intesa con il Comune di Pisa – ha inoltre aperto il Museo degli Strumenti per il Calcolo, dove è possibile vedere la CEP e una ricca collezione di macchine legate alla storia del calcolo e dell’Informatica, uno spazio per capire le rivoluzioni tecnologiche che hanno portato al nostro modo di vivere.

Brainstorming su estetica con estetiste

Durante un corso con estetiste ho provato con loro a fare alla lavagna un brainstorming a partire dalla parola estetica (non la filosofia).

Questo è quanto è emerso riportato in un foglio

Ho trovato molto curioso e fatto notare che nelle parole emerse non vi siano Salute e Alimentazione.

Mi sembra superato considerare il lavoro dell’estetista solo legato alla bellezza e del massaggio in se senza prendere in considerazione la salute e l’alimentazione del cliente.

A me, che non sono del settore, sembra scontato che se non sono in salute, non solo fisica ma anche e soprattutto mentale, se ho problemi, se non seguo una sana alimentazione, apparirò meno in forma, meno bello, la mia pelle, come tutto il mio corpo, non risplenderà.

Nessuno, probabilmente, aveva mai fatto notare loro questo.

P.S. Tenendo presente che se in Italia non si può parlare di cura al di fuori dell’ambito medico in Asia si cura in primo luogo con una mirata alimentazione (yin-yang) e si cura con il massaggio (shiatsu) o in altro modo con l’agopuntura.

Giovani ambasciatori contro il cyberbullismo per un web sicuro

Lenovo sostiene la campagna “Giovani ambasciatori contro il cyberbullismo per un web sicuro” promosso dal MOIGE (Movimento Italiano Genitori Onlus). Il progetto, presentato oggi nella settimana del Safer Internet Day 2019 presso l’Istituto Superiore “Francesco Morano” di Caivano (Na), ha l’obiettivo di fornire alle famiglie gli strumenti idonei per fronteggiare il fenomeno del cyberbullismo, promuovere tra i minori una maggiore consapevolezza dei rischi e supportarli nell’acquisizione di competenze per una gestione costruttiva dei conflitti interpersonali, e diffondere una cultura digitale sui pericoli connessi all’uso improprio delle tecnologie.
In difesa dei più giovani, il Moige mette a disposizione un “Centro mobile” di sostegno e supporto alle vittime di cyberbullismo. Un ufficio itinerante con personale specializzato che effettuerà il giro dell’Italia raggiungendo le scuole e i comuni che richiedono l’intervento.
L’azione di sensibilizzazione e di prevenzione si realizzerà attraverso interventi formativi e informativi rivolti agli studenti delle scuole selezionate, 100 su tutto il territorio nazionale, ai loro genitori e ai loro insegnati. Ciascun istituto selezionerà cinque alunni che diventeranno “Ambasciatori della lotta al cyberbullismo”, un punto di riferimento per chiedere aiuto o per segnalare eventuali episodi, che si formeranno su un portale dedicato, con il supporto del docente referente del progetto, e che diventeranno i protagonisti dell’azione formativa sui loro compagni.
Per la realizzazione delle attività di progetto sul “Centro mobile” in tour nelle scuole e nelle piazze, per il coordinamento delle aziende della sede centrale di Roma oltre che per l’affiancamento del call center di supporto, Lenovo mette a disposizione alcuni tra i più innovativi dispositivi tecnologici.
La campagna “Giovani ambasciatori contro il cyberbullismo per un web sicuro” mira a raggiungere 80 mila genitori e formare 500 nuovi giovani ambasciatori, che si aggiungeranno a 50 mila studenti e più di 100 mila tra docenti e genitori già attivi sul territorio nazionale.

Ai mondiali di robotica trionfo delle squadre italiane

Zero Robotics, la principale competizione mondiale di robotica organizzata dalla NASA e dal MIT, ha visto protagoniste le squadre di due licei italiani classificatesi rispettivamente prima e seconda.

Le squadre italiane si sono sempre distinte nella competizione con quattro squadre presenti sul podio finale in tutte le edizioni, a partire dal 2011 data della prima competizione.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro

Gli italiani non temono l’intelligenza artificiale ma, anzi, guardano a questa innovazione come un’opportunità. Due terzi dei dipendenti, infatti, ritiene che automazione, robotica e intelligenza artificiale influenzeranno positivamente il proprio lavoro nei prossimi cinque o dieci anni e l’80% considera positivamente il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro. Ma la percezione cambia se si analizzano le competenze richieste dalla digitalizzazione del lavoro: gli italiani sono i primi a livello globale a sentirsi obbligati a sviluppare le proprie capacità per tenere il passo con i progressi digitali (80%) e l’87% sente il bisogno di acquisire sempre nuove competenze digitali per mantenersi competitivi sul mercato. Una carenza di competenze digitali che gli italiani avvertono sia nelle imprese, dove solo il 41% offre corsi di formazione sull’argomento ai propri dipendenti, e nelle istituzioni scolastiche e universitarie, che solo secondo il 50% dei dipendenti forniscono agli studenti le conoscenze necessarie per prepararli ai lavori del futuro, e alla quale cercano di rispondere investendo autonomamente nella propria formazione digitale (56%).

L’ultima edizione del Randstad Workmonitor, condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività – rivela un atteggiamento favorevole dei lavoratori italiani nei confronti dell’intelligenza artificiale, vista come un’opportunità per migliorare il proprio lavoro e uno stimolo per acquisire nuove competenze, ma allo stesso tempo emerge quanto l’offerta e la padronanza di competenze digitali non sia ancora sufficiente a gestire un cambiamento sociale, culturale e tecnologico così profondo.

“Dalla ricerca emerge come sia cambiata la percezione dell’intelligenza artificiale fra gli italiani, vista non più come un pericolo ma bensì come un’opportunità – commenta Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia –. La partita per cogliere tutti i benefici dell’intelligenza artificiale si gioca, però, sulla capacità del sistema formativo e delle imprese di sviluppare le competenze digitali di studenti e lavoratori e su questo piano la strada da fare è ancora lunga. Solo il 50% degli italiani ritiene che le università forniscano agli studenti le giuste competenze digitali per prepararli al loro futuro nel mondo del lavoro (32sima posizione su 34 paesi; -18% rispetto alla media globale e -15% rispetto alla media europea) e meno della metà del campione afferma che la propria azienda investe in applicazioni di intelligenza artificiale o nella formazione dei dipendenti sul tema. Per gestire un cambiamento culturale e sociale così profondo è necessario un progetto a lungo termine che metta insieme il contributo di lavoratori, scuole e imprese”.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro – Otto italiani su dieci vedono il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro come un’opportunità (l’80%, +6% sulla media globale e 10% sulla media europea), dodicesimi rispetto ai 34 paesi analizzati dalla ricerca. In Europa soltanto Grecia (82%) e Portogallo (83%) sono più ottimisti. Il 65% dei lavoratori, invece, è convinto che automazione, robotica e intelligenza artificiale avranno un impatto positive sul proprio lavoro (+25% rispetto al 2014), sei punti in più rispetto alla media globale e ben dodici rispetto alla media dei paesi europei, fra cui soltanto la Polonia (68%) ha un atteggiamento più favorevole.

Il problema delle competenze – L’atteggiamento cambia se si guarda alle competenze necessarie per gestire i cambiamenti portati dall’intelligenza artificiale. Soltanto il 47% degli italiani ritiene che servirà un mix di abilità diverse da quelle già in loro possesso, contro il 58% della media globale. In Europa soltanto Austria (45%), Lussemburgo (45%), Olanda (45%), Grecia (43%), Ungheria (43%) e Svezia (40%) si mostrano più fiduciosi delle proprie competenze. Ma gli italiani sono anche i primi fra le popolazioni analizzate a sentirsi sotto pressione per restare aggiornati sugli sviluppi delle tecnologie digitali: l’80%, ben 33 punti in più della media globale e 38 più della media europea. L’87% dei dipendenti, inoltre, vuole acquisire più competenze per garantire la propria occupabilità in futuro (+7% rispetto alla media globale e +9% sulla media europea), dodicesimi nella classifica globale e quinti in Europa dietro a Polonia (88%), Spagna (88%), Portogallo (89%) e Romania (89%).

Una carenza di competenze digitali che inizia nelle scuole e nelle università, con solo il 50% del campione che pensa che gli studenti ricevano le conoscenze adeguate per prepararsi al mondo del lavoro (terzultimi nella classifica globale con 18 punti in meno della media, -15% rispetto alla media europea e -23% rispetto alla media del Nord Europa). Delusi dal sistema formativo, i lavoratori si rivolgono alle imprese per ricevere quella formazione digitale di cui sentono di avere bisogno. L’81%, infatti, crede che sia compito del datore di lavoro predisporre piani di formazione per consentire ai dipendenti di acquisire le competenze digitali mancanti, contro il 76% della media globale, ma soltanto il 41% del campione dichiara che l’azienda in cui lavora sta investendo nella formazione dei dipendenti su intelligenza artificiale e machine learning (46% dei lavoratori 18-45enni e 35% dei senior), contro il 44% della media globale. Poche anche le imprese che stanno investendo nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale: lo afferma solo il 47% del campione italiano (due punti sotto la media dei paesi analizzati), con una forbice ridotta fra generi (49% uomini e 46% donne) e un divario più ampio fra lavoratori giovani (55%) e senior (38%). La conseguenza per non farsi trovare impreparati è quella di investire personalmente nella propria formazione sul tema (56%, -3% sulla media globale), in particolare gli uomini (60%, contro 52% delle donne) e i più giovani (61%, contro il 49% dei lavoratori senior).

WebTrotter – Il giro del mondo in 80 minuti

Nel proprio ruolo di motore della diffusione della cultura digitale, AICA, in collaborazione con il MIUR, promuove il concorso “WebTrotter – Il giro del mondo in 80 minuti” giunto alla sua sesta edizione. Il progetto è rivolto agli studenti delle classi prime, seconde e terze delle scuole secondarie di II grado italiane, al fine di potenziare le loro capacità di fare ricerche e rispondere a quesiti di natura culturale attraverso l’uso di internet e dei dispositivi digitali.
Tema di questa edizione è “Arti e Mestieri nel mondo e nel tempo” e ogni squadra, composta da 2 maschi e 2 femmine, dovrà fornire una sola risposta a ogni quesito, in modo rigidamente sequenziale. Le domande oggetto della sfida hanno l’obiettivo di suscitare la curiosità e l’interesse nei ragazzi, spingendoli alla scoperta di strumenti e risorse informative disponibili attraverso un qualunque computer connesso a Internet. Il questionario è studiato per testare differenti conoscenze, abilità e competenze digitali, che vanno dalla ricerca ipertestuale sul web all'uso del foglio elettronico e dei programmi di scrittura.
Le fasi di gara sono articolate in due momenti: una prima prova di qualificazione, aperta a tutte le squadre iscritte, che si terrà mercoledì 13 marzo 2019 e una seconda prova, finale, riservata alle squadre qualificate, in programma giovedì 28 marzo 2019, entrambe della durata di 80 minuti.
I primi 3 istituti classificati, che avranno ottenuto i risultati migliori in fase finale, riceveranno cinque Action Camera HD. A ciascuno dei primi 10 istituti classificati sarà consegnata una targa di merito e saranno inoltre offerte 5 Skills Card Nuova ECDL, il programma di certificazione che dà accesso a tutti i moduli della gamma ECDL senza limiti di tempo.

E se le competenze umane non fossero più sufficienti a star dietro alla necessaria comprensione della tecnologia?

Ho appena ricevuto un comunicato stampa di Hays, gruppo leader a livello mondiale nel recruitment di professionisti specializzati, che voglio condividere nella sua parte iniziale come spunto di riflessione per la formazione digitale degli adulti (e di conseguenza dei ragazzi e di tutti):

Il continuo progresso tecnologico garantirà alle aziende sempre più strumenti da impiegare nelle strategie di sviluppo. Per massimizzare i vantaggi dell’avvento delle nuove tecnologie, è fondamentale che manager e responsabili delle risorse umane comprendano e anticipino l’impatto che queste potranno avere su tutte le dinamiche aziendali: dal reparto HR al marketing, passando per il finance, nessun settore sarà immune al progresso tecnologico e alla digitalizzazione. 
“La velocità con cui il cambiamento tecnologico ha invaso il mercato del lavoro negli ultimi anni è davvero impressionante – afferma Jacky Carter, Group Digital Engagement Director di Hays -. Avere un così ricco bacino di tecnologie da cui attingere, implica la necessità, da parte dei manager, di avere le tech skill adeguate per poter identificare quelle più adatte allo sviluppo del proprio business. Per molti professionisti sarà quindi necessario un costante aggiornamento per rimanere sulla cresta dell’onda”. 

Secondo gli esperti Hays, al primo posto il principale trend per il 2019 è:

L’apprendimento continuo come skill fondamentale 
Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente, in particolare ai lavoratori è richiesta una sempre maggiore flessibilità. Oggi i percorsi lavorativi sono in continua evoluzione e i professionisti dovranno aggiornare costantemente le proprie competenze per tenere il passo con i cambiamenti generati dallo sviluppo tecnologico. Le aziende che vogliono risultare vincenti sul mercato dovranno offrire ai propri dipendenti i giusti strumenti per migliorare e incrementare le loro skill tecnologiche.

Questa è l’esigenza primaria delle aziende mondiali, avere a disposizione persona sempre più “informaticamente” preparate. Come e dove reperirle? La tecnologia aumenta in ogni oggetto, aumenta la sua complessità ed aumenta la necessità di avere tali oggetti.
Prendiamo ad esempio la macchina che si guida da sola. Richiederà una complessità di tecnologia immensa e potrebbe permettere un numero di incidenti molto minori dovuti a distrazione, sonnolenza, utilizzo di smartphone, sostanze, alcool, …

E se le competenze umane non fossero più sufficienti a star dietro ad una necessità di tale comprensione della tecnologia?
​Si sta lavorando anche in questo ambito con l’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning.

Questo articolo è piaciuto alla redazione di EPALE e pubblicato.

Chromebook e la scuola

Acer chromebook tab 10

In tutto il mondo i chromebook stanno conquistando una fetta sempre più importante di mercato soprattutto nelle scuole.
Un chromebook solitamente costa poco, attorno ai 300 euro, ha un sistema operativo minimale, pensato e realizzato per essere di semplice gestione, di avvio immediato e per funzionare ovunque vi sia una rete wifi con connessione ad internet.

Un chromebook senza internet e senza servizio cloud è quasi inutilizzabile. Certo si può utilizzare in locale ma solo con la rete si potrà sincronizzare ogni file creato, ricevere e spedire email, utilizzare chat, chiamate, …

Un chromebook è un computer simile allo smartphone (un android) ma in genere non adatto a chiamate G (4G, 5G, …)

Io ho provato un Acer chromebook tab 10. Immediato da utilizzare sia per chi utilizza abitualmente uno smartphone (essendo un android si potranno scaricare le app necessarie) sia per chi usa un computer in ottica cloud Google.

Alla base di tutto c’è il browser chrome, l’office Google in cloud (drive) e gmail.

Come per gli smartphone si può lavorare in verticale o in orizzontale, si possono fare fotografie e selfie. Lo schermo touch è semplice da utilizzare, grande e luminoso. A me sinceramente manca la tastiera, sono molto più veloce e riesco senza guardarla a digitare con più dita, trovo più semplice digitare i caratteri accentati, la chiocciola. Sono molto più veloce e preciso con una tastiera tradizionale ma quasi sicuramente supporterà tastiere bluetooth o avrà la possibilità di essere inserito in una docking.

Io sono ancora della vecchia scuola dei portatili con windows 10, applicazioni e memorizzazione locale ma mi rendo conto che la semplicità di utilizzo e di gestione di un chromebook con un’ottima connessione internet e applicazioni e dati in cloud è di una comodità unica e sempre più verrà scelta come soluzione oltre che dalle scuole da tutti gli utenti finali.
Interessante l’utilizzo dello stilo e la possibilità di fare screenshot totali o di aree.

Trovo l’Acer chromebook tab 10 un’ottima soluzione anche se per le mie attuali necessità è ancora una soluzione parziale però più che sufficiente per un utilizzo informatico normale.

Ho scoperto che è prevista una installazione linux al momento in beta. Potrebbe trasformarlo, se necessario in un computer tradizionale.

A scuola non insegnano il modo in cui imparare le materie di studio

Non conosco Scientology, sono cristiano, però condivido che a scuola non insegnano il modo in cui imparare le materie di studio. Questa è la fase mancante di tutta l’istruzione.

Io riporto la loro “pubblicità”. 

Pensateci un attimo: in tutto il tempo che avete trascorso a scuola, qualcuno vi ha mai insegnato come studiare qualcosa? Tutta l’attenzione si concentra sulle materie di studio ma non sul modo per apprendere veramente qualsiasi informazione.

Al giorno d’oggi ci sono persone che, quando finiscono la scuola, non sono neanche capaci di leggere o scrivere ad un livello adeguato a mantenere un lavoro o affrontare la vita con successo. È un problema enorme. Non è che sia impossibile imparare le materie di studio; il fatto è che a scuola non insegnano il modo in cui impararle. Questa è la fase mancante di tutta l’istruzione.

L. Ron Hubbard ha colmato questa lacuna con la prima e unica tecnologia che insegna come studiare. Egli ha scoperto le leggi dell’apprendimento e ha ideato metodi efficaci che chiunque può mettere in pratica. Ha chiamato questa sua scoperta “Tecnologia di Studio”.

Questa tecnologia insegna le basi dell’apprendimento e fornisce metodi precisi per superare tutte le insidie che si possono incontrare durante lo studio.

La tecnologia di studio non ha niente a che vedere con la cosiddetta “lettura veloce” o con altri trucchetti mnemonici [relativi alla memoria]. Tali metodi si sono dimostrati inefficaci nell’aumentare la capacità di capire l’argomento studiato o la capacità di leggere e scrivere. La Tecnologia di Studio spiega in che modo si deve studiare per capire una materia e metterla in pratica.