Dipendenti da internet: 70% dei genitori

Un recente studio globale condotto da Kaspersky ha evidenziato che il 52% dei genitori, nel tentativo di promuovere una sorte di “autogestione”, lascia che siano i propri figli a decidere quanto tempo trascorrere online. Tuttavia, il 70% dei genitori ammette di passare troppo tempo online mentre il 72% ritiene che l’uso di Internet e dei dispositivi mobili in generale stia ostacolando la vita familiare.
Non c’è dubbio sul fatto che le attività digitali possano creare dipendenza e distrarre seriamente i ragazzi dal vivere la propria vita nel mondo reale.
Tuttavia, oltre la metà dei genitori concede ai propri figli di decidere quanto tempo dedicare a internet. Questa pratica sembra essere più comune tra i padri che ripongono maggiore fiducia nel buon senso dei figli e concedono totale autonomia nella gestione del tempo trascorso online. Quasi tre papà su cinque (57%) adotta questo approccio contro meno della metà (48%) delle mamme.
Tuttavia, non si tratta solo della quantità di tempo trascorso online. Il 40% dei genitori non sente il bisogno di controllare o supervisionare le attività o l’uso di internet dei propri figli. Questo potrebbe rappresentare un problema poiché, nonostante la familiarità dei ragazzi con le applicazioni e la navigazione online, i rischi di sicurezza informatica sono a portata di click.
Oltre a rivelare l’approccio dei genitori rispetto all’attività online dei propri figli, il sondaggio mostra anche come gli stessi genitori non si pongano limiti rispetto al tempo trascorso online o al tempo che dedicano all’uso dello smartphone: il 70% dei genitori, infatti, ha riconosciuto di essere in qualche modo dipendente dal web. Inoltre, l’84% ha ammesso di aver navigato online o di aver utilizzato un dispositivo mobile mentre si trovava in compagnia dei propri figli. La metà dei genitori (51%) ha addirittura permesso a internet e ai dispositivi mobili di interrompere una conversazione con i propri figli.

“Internet e i servizi digitali offrono ai ragazzi una vasta gamma di contenuti coinvolgenti in grado di monopolizzare la loro attenzione per lungo tempo. È importante, però, ricordare che il mondo reale può essere molto più coinvolgente di quello virtuale, soprattutto se i genitori trascorrono il proprio tempo insieme ai figli. Infatti, trascorrere del tempo insieme ha un enorme valore per la famiglia e per gli amici, crea legami e contribuisce a costruire dei bei ricordi”, ha affermato Marina Titova, Head of Consumer Product Marketing di Kaspersky.
Per aiutare i vostri figli a trascorrere in modo adeguato il proprio tempo online, Kaspersky raccomanda di:
 Evitare di utilizzare i device quando i figli necessitano di attenzioni.
 Prima di imporre dei limiti è importante prendersi del tempo per discuterne con loro. Imporsi in modo categorico potrebbe far ottenere l’effetto opposto nel lungo periodo.
 Proporre attività piacevoli e sempre diverse che facciano venir voglia ai ragazzi di abbandonare per un po’ i dispositivi elettronici. Ad esempio, suggerire nuovi sport o altre attività in famiglia.
 Discutere insieme dei limiti sull’uso dei social media e degli altri strumenti di comunicazione, in modo che l’uso eccessivo non comprometta il rendimento scolastico o le relazioni interpersonali nel mondo reale.
 Stabilire delle regole che valgano per tutta la famiglia, così che i ragazzi non si sentano esclusi o percepiscano come un’ingiustizia le restrizioni poste sull’uso di internet. Per esempio, può essere utile proporre di non usare il telefonino durante i pasti, stabilire degli orari oltre i quali l’uso dei dispositivi è vietato, o suggerire di spegnere i dispositivi elettronici prima di andare a dormire.

Insegnanti bullizzati o bullizzanti?

Incredibile come si stia passando da una scuola repressiva, dove gli alunni erano assoggettati anche a violenze da parte degli insegnanti, ad una scuola dove gli insegnanti vengono bullizzati e sinceramente hanno poche carte da giocare per evitarlo. Gli insegnanti possono venire bullizzati anche dai genitori ma possono anche bullizzare gli studenti, magari per reazione.

Incredibile come, in generale, la violenza veniva fatta soprattutto dagli adulti nei riguardi anche di giovani e bambini e come oggi quella più pericolosa, e spesso senza motivazioni, venga esercitata dai ragazzi verso tutti. Le baby gang, fenomeno che sembrava solo straniero, oggi sono presenti ovunque.

Wikipedia in inglese riporta una voce specifica sugli insegnanti bullizzati (e che bullizzano): bullying in teaching. Questo fa capire la rilevanza del fenomeno mondiale e come probabilmente, a meno che tutti gli insegnanti siano diventati incompetenti, sia di difficile gestione e risoluzione.

CNC Contest Randstad 2019: Riccardo Filippi è il miglior tornitore italiano

Riccardo Filippi, 24 anni, di Castel San Pietro Terme (BO), è il più abile tornitore italiano, autore della miglior prova nella finale nazionale del CNC Contest Randstad 2019. Sul podio sono saliti anche Anthony Renato Rabascall Gomez, 20 anni in seconda posizione, e Mattia Bernardi, 29 anni, di Ancona, in terza posizione.
È l’esito della finale del CNC Contest – Campionato Tornitori Randstad 2019, svoltosi presso il Centro Tecnologico Applicativo (TAC) di Siemens a Piacenza con i migliori giovani tornitori di ogni territorio, selezionati nelle precedenti 12 tappe del campionato. Si sono sfidati in un esercizio di programmazione ISO utilizzando Sinutrain – il software di programmazione di Siemens in grado di simulare esattamente il controllo numerico Sinumerik – a disposizione nelle aule del TAC. Gli autori dei tre esercizi migliori, selezionati da una giuria tecnica, sono stati poi i protagonisti dell’ultima avvincente prova del campionato. Lasciati da parte i simulatori, i tre programmatori hanno dimostrato la loro abilità cimentandosi nella realizzazione di un autentico pezzo di tornitura, con una vera macchina a controllo numerico.

Il CNC Contest Randstad 2019 è un’iniziativa promossa da Randstad Technical, la specialty dedicata alla ricerca, selezione e gestione delle risorse qualificate in ambito metalmeccanico, metallurgico ed elettrotecnico, di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, in collaborazione con Siemens Italia, partner tecnologico dell’iniziativa che, con il suo ruolo di leader nel settore, ha rinnovato ancora una volta la propria attenzione alla formazione di profili professionali più rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro. L’iniziativa è inoltre patrocinata da Ucimu, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione, e vede la partecipazione dei Salesiani del Cnos-Fap in qualità di garanti della formazione tecnica e giuria delle prove.

Un tour in 12 tappe con partenza a Treviso e conclusione a Napoli, passando per San Bonifacio (VR), Brescia, Lecco, Bergamo, Cremona, Torino, Casale Monferrato (AL), Reggio Emilia, Bologna e Jesi (AN), che dal 29 agosto al 14 novembre ha girato l’Italia alla ricerca dei migliori talenti di ogni territorio.

Questa sesta edizione della manifestazione, ribattezzata #YoungEdition, è un progetto che mira a formare giovani candidati, anche con un background scolastico differente purché fortemente motivati a voler imparare, e farli diventare i tornitori di domani. Insieme ai partner dell’iniziativa, Randstad vuole dare anche una risposta concreta a tutte le aziende del settore che sentono forte la carenza di questa professionalità, molto richiesta dal mercato ma altrettanto difficile da reperire con adeguate competenze ed esperienza.

Videopillole che supportano i minori nell’adozione di pratiche corrette di navigazione internet e utilizzo dei social media

parliamone con un adulto - parliamone è questo che conta
parliamone con un adulto - parliamone è questo che conta
parliamone con un adulto – parliamone è questo che conta

Cyber Bullismo, fake news, condivisione di immagini o video non appropriati, sono solo alcuni dei molti pericoli che affollano la rete e a farne le spese sono soprattutto i più piccoli. In questo scenario, Trend Micro, leader globale di cybersecurity e da sempre attenta all’educazione e alla formazione dei nuovi cittadini digitali, presenta “Conta fino a 3!”, la nuova campagna video di security awareness.
Dedicata ai minori e ai genitori come audience primarie, la campagna digitale ha l’obiettivo di mostrare quali sono le pratiche corrette di navigazione e di utilizzo del web da adottare, per utilizzare in maniera consapevole internet, i social media e, più in generale, i moderni dispositivi tecnologici.
“Conta fino a 3!” è una campagna che si articola in 5 video pillole realizzate come animazione da noti graphic novelist. I protagonisti sono due bambini, Alice e Tommy, che mentre utilizzano un dispositivo tecnologico nelle varie attività del proprio quotidiano, si trovano davanti a un bivio che potrebbe condurli a una situazione di pericolo. Una voce fuori campo avvisa di “Contare fino a 3” e riflettere, prima di scegliere come comportarsi, e di rivolgersi anche a un adulto ogni volta che si ha un dubbio.
Perché alla fine, ed è il messaggio della campagna, quello che conta davvero è parlare e discutere di queste situazioni, per riuscire a gestirle nella maniera corretta.

Questi i temi delle video pillole:

“Oggi l’età media in cui un bambino riceve il suo primo smartphone si sta abbassando sempre di più”. Afferma Lisa Dolcini, Responsabile Marketing e Comunicazione Trend Micro. “I bambini interagiscono sempre prima con gli strumenti digitali, per questo è fondamentale insegnare loro come utilizzarli, per evitare che li adoperino nel modo sbagliato, che si rendano protagonisti o diventino vittime degli episodi sbagliati. Trend Micro è in prima linea in questa attività di formazione, per noi è fondamentale far crescere i cittadini digitali del futuro, perché non ci si protegge dalle minacce IT solo con le soluzioni, ma soprattutto con la consapevolezza”.
La campagna “Conta fino a 3!” si inserisce all’interno del progetto globale di volontariato di Trend Micro, Internet Safety For Kids And Family, che l’azienda promuove in tutto il mondo per fornire ai ragazzi, alle famiglie e agli insegnanti gli strumenti necessari per essere cittadini digitali consapevoli, utilizzare in modo informato la rete Internet e renderla un luogo sicuro per i minori, proteggendoli dai rischi e dalle minacce a cui possono andare incontro durante la navigazione. In Italia, Trend Micro partecipa attivamente a incontri formativi contro il cyber bullismo nelle scuole.

Giulio Occhini, papà di ECDL

Giulio Occhini
Giulio Occhini

Giulio Occhini è mancato. È stato presidente del CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies) per il biennio 1995-1997, e per due volte di AICA (Associazione per l’Informatica ed il Calcolo Automatico): 1989-1991, 2001-2003.

Giulio Occhini aveva iniziato la sua carriera in Olivetti Elettronica nel 1960 per sviluppare la sua carriera industriale ricoprendo, nella General Electric prima, nella Honeywell poi e, infine, nella Bull, ruoli manageriali in diverse aree: dalla Ricerca e Sviluppo al Product Planning, dal Marketing all’Office Automation. In parallelo con le attività industriali, ha sempre mantenuto stretti rapporti con il mondo universitario. È stato infatti docente di sistemi Informativi alla Università di Pavia, alla SDA-Bocconi e al MIP del Politecnico di Milano. Nel 1996 è stato eletto Presidente del CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies) l’Ente che federa le società di informatica europee in rappresentanza del milione di professionisti associati e che si propone di elevare la competenza e cultura dei cittadini europei nelle discipline di trattamento digitale dell’informazione.
Inoltre per due volte è stato presidente di AICA e Board Member della Fondazione europea per le certificazioni ECDL (European Computer Driving Licence).

Giulio Occhini è stato un professionista di altissimo livello, che lascia un segno indelebile nella storia dell’informatica in Italia e in Europa. Inoltre, Occhini è stato un pilastro fondamentale di AICA che con il suo lavoro ha contribuito a dare vita alla “rivoluzione di Internet” cavalcandone il cambiamento. È grazie al suo impegno che nasce nel 1995-96 la certificazione delle competenze digitali ECDL. Serviva in quel momento storico un riconoscimento che tenesse in considerazione gli utenti non esperti, che li aiutasse ad avvicinarsi al digitale e, ancora oggi, questa certificazione ha un ruolo importante nella diffusione delle competenze digitali. Mettere la persona al centro e abbattere le barriere che avrebbero potuto portare a esclusione di alcuni soggetti è sicuramente uno dei meriti che vanno riconosciuti a Giulio Occhini.

Meet and Code: rendere l’Europa un ambiente più digitale

meet and code

Dal 5 al 20 ottobre, Meet and Code ha offerto a bambini e ragazzi nella fascia di età compresa tra gli 8 e i 24 anni la possibilità di esplorare quali sono le competenze del futuro per essere protagonisti nel mondo digitale di domani. L’iniziativa Meet and Code di quest’anno ha visto oltre 1.200 eventi di coding organizzati in 25 paesi europei, con più di 56.000 partecipanti e una presenza femminile che ha raggiunto il 47%.
Nato nel 2017, Meet and Code si pone l’obiettivo di stimolare l’interesse di bambini, adolescenti e ragazzi verso le competenze digitali. Creato e supportato da SAP in collaborazione con Haus des Stiftens gGmbH e la rete di partner TechSoup Europe, il programma quest’anno ha totalizzato 1.221 eventi per insegnare a muovere i primi passi nella programmazione con il supporto di organizzazioni non-profit, insegnanti e genitori. Alle organizzazioni selezionate è stato fornito un finanziamento fino a 500 euro per evento, per consentire la partecipazione gratuita.
In Italia hanno aderito al progetto ben 31 organizzazioni non-profit promuovendo sul territorio 33 eventi dei quali la maggior parte ha avuto luogo in piccoli centri urbani o all’interno di quartieri o comunità locali. Diversi i temi e i progetti innovativi affrontati. Ad esempio: “Knit and code”, per un approccio al coding attraverso il ricamo e il lavoro manuale, con la creazione di schemi semplici da realizzare con ferri, ago o telaio e la produzione del manufatto in base allo schema ideato; “Cresci con la tua terra”, dove tramite la programmazione di una scheda Arduino collegata ad alcuni sensori, è stata monitorata la crescita di alcune piantine e il loro stato di salute; oppure ancora “Il nostro quartiere 2.0”, che ha portato alla creazione di una mappa del quartiere Zisa di Palermo tramite una piattaforma di geolocalizzazione, a servizio di residenti e turisti, e “Coding Aut”, per avvicinare i ragazzi con autismo ad alto funzionamento al mondo della programmazione per imparare le basi del coding e creare giochi interattivi da condividere online.
L’ampia proposta didattica ha avuto un ottimo riscontro arrivando a coinvolgere oltre 2.000 ragazzi nei diversi corsi che hanno toccato 13 regioni in tutta la penisola: dalla Val d’Aosta alla Sicilia, dal Trentino-Alto Adige alla Calabria. “In SAP crediamo che il mondo del business sia chiamato a risolvere problemi sociali e innescare un cambiamento sistemico attraverso l’innovazione. Grazie all’iniziativa Meet and Code, bambini e ragazzi hanno avuto l’opportunità di immergersi nel mondo digitale in modo semplice e divertente. Un dato particolarmente importante dell’edizione di quest’anno è stata la partecipazione delle ragazze che ha toccato in Italia il 48,4%, contro il 47% della media europea. Meet and Code si è rivelato quindi un importante strumento nella promozione della parità di genere favorendo l’avvicinamento delle giovani studentesse alle nuove tecnologie”, ha dichiarato Luisa Arienti, Amministratore Delegato di SAP Italia.
Prima degli eventi Meet and Code, il 30% dei partecipanti ha valutato le proprie conoscenze di coding da media a elevata. Questo dato è sensibilmente aumentato dopo la partecipazione agli eventi, arrivando quasi al 60 percento. Inoltre, l’80% delle organizzazioni non-profit che hanno aderito all’iniziativa ha ritenuto di essere più consapevole delle nuove tecnologie. Infine, Meet and Code 2019 ha dimostrato che solo la creatività dell’uomo può essere un limite. Esempi di come l’impossibile sia stato reso possibile sono il progetto di un gruppo di scout del Regno Unito che ha codificato una bussola digitale per la navigazione e imparato come realizzare un trasmettitore di codice Morse e il progetto di una classe di studenti di 12 anni della Polonia che ha appreso l’arte di progettare e stampare una barriera corallina in 3D.
Meet and Code ha anche promosso una competizione amichevole la cui sfida era di spiegare come la tecnologia può migliorare la vita in questi ambiti: comunità, diversità, girls do IT, programma per il tuo pianeta (collegato ad obiettivi di sviluppo sostenibile). Tutti i finalisti di Coding for Good saranno invitati a un Award Weekend all’inizio del 2020. La giuria di Meet and Code selezionerà l’organizzazione no-profit vincitrice che riceverà un premio in denaro di 2.000 euro.
“Questa edizione di Meet and Code – ha dichiarato Davide Minelli, Amministratore Delegato di TechSoup Italia – ha confermato la sensibilità che molte organizzazioni Non Profit stanno cominciando a dimostrare verso la tecnologia come strumento di sviluppo imprescindibile: il livello di consapevolezza e la preparazione di molti operatori del Terzo Settore sta crescendo, ed è molto bello vedere come, grazie a Meet and Code, le organizzazioni siano riuscite con creatività ed entusiasmo a mettere queste conoscenze e questa consapevolezza a disposizione dei giovani”.
Luisa Arienti ha aggiunto: “Considerando che il 70% dei partecipanti di quest’anno ha valutato basse le proprie conoscenze di programmazione, è incredibilmente gratificante vedere che il 90% degli studenti Meet e Code in Italia vorrebbe partecipare di nuovo il prossimo anno, dimostrando che il coding è divertente e che l’iniziativa stimola davvero l’interesse dei nostri giovani. Insieme ai nostri partner, il progetto è un brillante esempio di come possiamo accelerare i nostri impegni nei confronti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare per gli obiettivi #4 – Quality Education per un’istruzione di qualità e inclusiva, #8 – Decent Work and Economic Growth per garantire a tutti un lavoro dignitoso e crescita economica e #17 – Partnerships for the Goals per incentivare una collaborazione estesa per diminuire il divario digitale dell’Europa”.
In Italia, Meet and Code ha avuto un riscontro positivo anche tra i dipendenti di SAP che hanno organizzanto diversi corsi per insegnare il linguaggio di programmazione Snap! a bambini e ragazzi tra gli 8 e i 13 anni presso la sede di SAP a Vimercate e nelle scuole di Lombardia e Lazio. Al termine del progetto sono stati ben 545 gli studenti raggiunti e 23 gli incontri realizzati.

Didacta: tecnologie innovative per le scuole del futuro da Acer

didacta Acer

Fornendo ai docenti, agli studenti e alle istituzioni scolastiche le ultime tecnologie, i contenuti didattici e le soluzioni avanzate, Acer for Education supporta l’ambiente scolastico nella formazione degli studenti di oggi, aiutandoli a diventare leader intraprendenti, rispettosi e socialmente consapevoli di domani.
Riccardo Tavola, Education Lead di Acer Italy afferma “Il nostro obiettivo è promuovere l’innovazione nelle scuole, che a sua volta porta ad approcci rivoluzionari all’istruzione, creando ambienti di apprendimento sempre attivi e interconnessi. Ciò consente agli studenti di trovare nuovi strumenti per aiutarli a rispondere alle sfide che li attendono. Un’integrazione completa e funzionale tra ambientazioni appositamente studiate per l’insegnamento e soluzioni specifiche ed innovative che consentano agli studenti di apprendere con maggiore semplicità e agli insegnanti di gestire al meglio tutte le attività e capitalizzare il tempo a disposizione”.
Francesco Del Sole, Direttore Education di Microsoft Italia commenta: “Secondo una ricerca Microsoft, il 65% degli studenti di oggi svolgerà in futuro professioni che ancora non esistono. L’Intelligenza Artificiale, la robotica e in generale i nuovi trend digitali stanno già creando nuovi posti di lavoro, generando opportunità incredibili di crescita per il nostro paese e per tutti noi. Per cogliere tutte le opportunità del digitale è fondamentale investire nelle competenze e offrire agli studenti di oggi strumenti didattici evoluti per prepararli al futuro.”

Abbiamo relegato la scienza agli scienziati

Quando chiedo in classe cos’è la scienza non sanno rispondere ma dicono quella materia che studiano gli scienziati.

Chi sono gli scienziati? Gli “scienziati” erano persone curiose, che si facevano delle domande e cercavano delle risposte. Oggi la scienza è sempre più relegata a persone dedicate a cercare queste risposte, gli scienziati. Però viviamo in un’epoca dove tutto è scienza e tecnologia e non possiamo relegare, dobbiamo partecipare!

Come abbiamo relegato la scienza agli scienziati, abbiamo rinchiuso la scienza nei musei invece bisognerebbe portarla in strada.

Provo a raccontarvi un semplice progetto visto a Montecchio Maggiore, molto economico e illuminante (andrebbe copiato e riportato ovunque).

Uno dei problemi principali della scienza è permettere visualizzare gli ordini di grandezza. Soprattutto quando si parla di universo e di anni luce la visualizzazione è impossibile. Consideriamo esclusivamente il sistema solare, quanto è grande il sole rispetto alla terra ed agli altri pianeti? Quanto è distante il sole dalla terra e dagli altri pianeti?

A Montecchio Maggiore hanno usato una via di passaggio e dei cartelloni. Uno per il sole e per gli altri pianeti. I cartelli sono stati messi lungo la via a distanze proporzionali quindi camminando lungo la via a partire dal sole si va verso tutti i pianeti del sistema solare riuscendo a capire la distanza in proporzione tra il sole e tutti i pianeti. Inoltre in ogni cartello oltre ad importanti informazioni che si possono leggere c’è in proporzione le dimensioni del relativo pianeta (o del sole). Penso ad una classe delle scuole primarie che per studiare il sistema solare cammina per le vie della città ed ai bambini che continuando a camminare per quelle vie penseranno alle distanze del sistema solare ed alle dimensioni dei pianeti magari spiegandolo ai genitori!

sistema solare: sole (Montecchio Maggiore)
sistema solare: sole (Montecchio Maggiore)
sistema solare: terra (Montecchio Maggiore)
sistema solare: terra (Montecchio Maggiore)
sistema solare: giove (Montecchio Maggiore)
sistema solare: giove (Montecchio Maggiore)

Tre italiani su quattro studierebbero digitale o STEM se potessero tornare diciottenni

I lavoratori italiani sono i più convinti fra i colleghi dei vari paesi europei che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni (37%, +3% rispetto alla media globale). Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate (52%) e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici (48%, in linea con la media mondiale). Per restare competitivi sul mercato del lavoro, dunque, assumono un’importanza fondamentale le competenze digitali e la conoscenza delle materie STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Il 71% dei dipendenti, infatti, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o STEM (72%, +6% sulla media generale).
L’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività – rivela una diffusa consapevolezza dell’importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche per essere preparati ai cambiamenti che le nuove tecnologie porteranno nel mondo del lavoro.
“La trasformazione digitale sta modificando radicalmente molti settori economici, le esigenze delle imprese e le competenze richieste ai lavoratori – afferma Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia –. Le imprese in futuro avranno sempre più bisogno di competenze digitali e STEM per gestire il cambiamento, ma spesso faticano a trovare candidati con un profilo adeguato. Il fatto che tre lavoratori su quattro sarebbero disposti a modificare il proprio percorso di carriera per venire incontro alle esigenze di un mercato è, da un lato, un positivo segnale di consapevolezza e adattamento, dall’altro però, evidenzia un divario ancora ampio con i paesi più avanzati in termini di diffusione di queste competenze. Per colmare il gap, studenti e lavoratori devono attrezzarsi sviluppando e aggiornando le proprie competenze, ma anche le imprese devono fare la loro parte, aumentando gli investimenti in formazione”.
I risultati della ricerca
Le competenze del futuro – Oltre un italiano su tre crede che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni, un risultato superiore a qualsiasi altro paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%). Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall’impatto dell’automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%). Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale: lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale) e soltanto in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione.
La domanda di STEM – Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze e che in futuro sarà sempre più difficile. Se per quanto riguarda la futura carenza di competenze non ci sono differenze significative di età e genere, queste aumentano se si analizzano le difficoltà attuali, con donne (54%, contro il 49% degli uomini) e giovani (56%, contro il 47% dei senior) più pessimisti. In particolare, quasi un lavoratore su due (48%) segnala una crescente richiesta da parte del proprio datore di lavoro di profili con competenze STEM (48%), un risultato in linea con la media europea e inferiore in Europa soltanto a Spagna (49%), Portogallo (60%) e Romania (65%). Sono soprattutto gli uomini (54%, +11% rispetto alle donne) e i dipendenti più anziani (52%, +7% rispetto ai giovani) a notare questa tendenza e a suggerire agli studenti di dedicarsi a una carriera STEM (74% uomini vs 69% donne e 75% senior contro 68% giovani).
I lavoratori sarebbero anche disposti a cambiare il proprio percorso di studi se avessero la possibilità di tornare indietro all’anno della maturità. Se avesse ancora 18 anni, il 72% del campione sceglierebbe una facoltà STEM, soprattutto gli uomini (75%, +5% rispetto alle donne) e gli over 45 (76%, +7% rispetto ai giovani). Un valore sei punti superiore alla media globale e che in Europa è inferiore soltanto a quello registrato in Spagna (75%), Portogallo (79%), Romania (81%). Il 75%, invece, si concentrerebbe su un percorso di studi in ambito digitale (+3% sulla media globale), con un divario di cinque punti fra senior (78%) e giovani (73%) e di 11 punti fra uomini (81%) e donne (70%).
Indici trimestrali
Mobilità – l’indice di mobilità a livello globale è leggermente aumentato rispetto al primo trimestre, salendo da 111 a 112 punti. A livello italiano, invece, assistiamo ad un calo di 3 punti, da 105 a 102.
Cambio di lavoro – Il 79% dei lavoratori italiani non ha cambiato né mansione né datore di lavoro negli ultimi sei mesi, l’11% dei dipendenti ha cambiato soltanto azienda, l’8% ha cambiato ruolo all’interno della stessa società, il 3% ha cambiato sia l’impresa che la posizione ricoperta. Le principali motivazioni che inducono gli italiani a cambiare impiego sono le migliori condizioni di lavoro (32%), il desiderio di cambiamento (26%), l’ambizione di crescita professionale o manageriale (19%) e l’insoddisfazione per il datore di lavoro (19%).
Ricerca di lavoro – Soltanto il 3% degli italiani sta attivamente cercando un altro lavoro, l’8% sta selezionando nuove opportunità, il 22% si sta guardando attorno, il 28% non si sta impegnando attivamente nella ricerca ma se capitasse un’occasione sarebbe aperto ad ogni possibilità, mentre ben il 40% dichiara di non cercare lavoro.
Soddisfazione del lavoro – Quasi due italiani su tre si dichiarano soddisfatti del loro lavoro (65%),il 26% non esprime un giudizio né positivo né negativo, mentre solo il 9% è insoddisfatto. L’80% dei lavoratori aspira a una promozione, in crescita del 4% rispetto al trimestre precedente, mentre cala l’ambizione di iniziare qualcosa di diverso (58%, -2%).
Timore di perdere il lavoro – Nell’ultimo trimestre, è diminuita di un punto la percentuale di italiani che hanno timore di perdere il posto di lavoro (8%) e di ben sei punti la sensazione generale d’insicurezza (coloro che non hanno molta paura di perdere il posto ma neanche poca, scesa dal 30% al 24%, con lievi differenze fra uomini e donne). Cresce, invece, il numero di dipendenti che ritiene di poter trovare un’occupazione analoga nel giro di sei mesi (57%, +3%), con punte dell’81% fra i 18-24enni e del 63% fra gli uomini (più pessimisti gli over 55, 40%, e le donne, 51%), e la fiducia di poter trovare un lavoro diverso (53%, +4%), con uomini (58%) e giovani (69%) più ottimisti e donne (49%) e senior (24%) più sfiduciati.

Software Heritage: archivio universale di tutto il codice sorgente del software disponibile

L’Università di Pisa ha aderito al programma Software Heritage, il progetto senza scopo di lucro, sotto l’egida dell’Istituto nazionale francese per la ricerca nell’informatica e nell’automazione (INRIA), che persegue l’obiettivo di costruire l’archivio universale di tutto il codice sorgente del software disponibile, preservando le preziose conoscenze in esso contenute e rendendolo ampiamente accessibile. L’Ateneo pisano ha deciso di sostenere il programma, nell’anno in cui festeggia i 50 anni dalla nascita del corso di laurea in Informatica, il primo in Italia, in quanto consapevole che gran parte delle conoscenze tecniche e scientifiche attuali risiedono nel software e che dunque la conservazione di tale conoscenza assume un’importanza fondamentale per lo sviluppo futuro della ricerca.
Pur nata in Francia, la sfida ambiziosa e complessa del programma Software Heritage ha tra i suoi fondatori due informatici italiani: Roberto Di Cosmo e Stefano Zacchiroli. Il direttore di Software Heritage, Roberto Di Cosmo, sostenitore convinto del software libero e scienziato informatico di livello internazionale, si è laureato in Informatica all’Università di Pisa, diplomandosi anche alla Scuola Normale Superiore, e sempre nell’Ateneo di Pisa ha ottenuto il dottorato di ricerca. “Siamo felici di dare il benvenuto all’Università di Pisa come sostenitrice di Software Heritage – ha detto il professor Di Cosmo, direttore del programma – Pisa è sede del primo corso di laurea italiano in Informatica ed è quindi un partner particolarmente qualificato per diffondere la necessità di preservare il nostro patrimonio culturale, supportando la scienza aperta e la ricerca condivisa, a vantaggio dell’intera società”.
“Ho accolto subito con entusiasmo la sollecitazione dell’amico e collega Di Cosmo – ha detto il rettore Paolo Mancarella – ed è particolarmente significativo che l’adesione dell’Università di Pisa avvenga nel 50esimo dalla istituzione del primo corso di laurea italiano in Scienze dell’Informazione. Pisa e il nostro Ateneo sono stati la culla dell’Informatica italiana, sin dagli anni ’50 del secolo scorso. Sarà interessante, soprattutto per chi era allora in prima linea, riportare alla luce il codice sorgente scritto in quegli anni memorabili, riscoprendo anche le piccole magie alle quali si doveva ricorrere per sfruttare al massimo le potenzialità dei calcolatori di allora”.