Didacta: tecnologie innovative per le scuole del futuro da Acer

didacta Acer

Fornendo ai docenti, agli studenti e alle istituzioni scolastiche le ultime tecnologie, i contenuti didattici e le soluzioni avanzate, Acer for Education supporta l’ambiente scolastico nella formazione degli studenti di oggi, aiutandoli a diventare leader intraprendenti, rispettosi e socialmente consapevoli di domani.
Riccardo Tavola, Education Lead di Acer Italy afferma “Il nostro obiettivo è promuovere l’innovazione nelle scuole, che a sua volta porta ad approcci rivoluzionari all’istruzione, creando ambienti di apprendimento sempre attivi e interconnessi. Ciò consente agli studenti di trovare nuovi strumenti per aiutarli a rispondere alle sfide che li attendono. Un’integrazione completa e funzionale tra ambientazioni appositamente studiate per l’insegnamento e soluzioni specifiche ed innovative che consentano agli studenti di apprendere con maggiore semplicità e agli insegnanti di gestire al meglio tutte le attività e capitalizzare il tempo a disposizione”.
Francesco Del Sole, Direttore Education di Microsoft Italia commenta: “Secondo una ricerca Microsoft, il 65% degli studenti di oggi svolgerà in futuro professioni che ancora non esistono. L’Intelligenza Artificiale, la robotica e in generale i nuovi trend digitali stanno già creando nuovi posti di lavoro, generando opportunità incredibili di crescita per il nostro paese e per tutti noi. Per cogliere tutte le opportunità del digitale è fondamentale investire nelle competenze e offrire agli studenti di oggi strumenti didattici evoluti per prepararli al futuro.”

Abbiamo relegato la scienza agli scienziati

Quando chiedo in classe cos’è la scienza non sanno rispondere ma dicono quella materia che studiano gli scienziati.

Chi sono gli scienziati? Gli “scienziati” erano persone curiose, che si facevano delle domande e cercavano delle risposte. Oggi la scienza è sempre più relegata a persone dedicate a cercare queste risposte, gli scienziati. Però viviamo in un’epoca dove tutto è scienza e tecnologia e non possiamo relegare, dobbiamo partecipare!

Come abbiamo relegato la scienza agli scienziati, abbiamo rinchiuso la scienza nei musei invece bisognerebbe portarla in strada.

Provo a raccontarvi un semplice progetto visto a Montecchio Maggiore, molto economico e illuminante (andrebbe copiato e riportato ovunque).

Uno dei problemi principali della scienza è permettere visualizzare gli ordini di grandezza. Soprattutto quando si parla di universo e di anni luce la visualizzazione è impossibile. Consideriamo esclusivamente il sistema solare, quanto è grande il sole rispetto alla terra ed agli altri pianeti? Quanto è distante il sole dalla terra e dagli altri pianeti?

A Montecchio Maggiore hanno usato una via di passaggio e dei cartelloni. Uno per il sole e per gli altri pianeti. I cartelli sono stati messi lungo la via a distanze proporzionali quindi camminando lungo la via a partire dal sole si va verso tutti i pianeti del sistema solare riuscendo a capire la distanza in proporzione tra il sole e tutti i pianeti. Inoltre in ogni cartello oltre ad importanti informazioni che si possono leggere c’è in proporzione le dimensioni del relativo pianeta (o del sole). Penso ad una classe delle scuole primarie che per studiare il sistema solare cammina per le vie della città ed ai bambini che continuando a camminare per quelle vie penseranno alle distanze del sistema solare ed alle dimensioni dei pianeti magari spiegandolo ai genitori!

sistema solare: sole (Montecchio Maggiore)
sistema solare: sole (Montecchio Maggiore)
sistema solare: terra (Montecchio Maggiore)
sistema solare: terra (Montecchio Maggiore)
sistema solare: giove (Montecchio Maggiore)
sistema solare: giove (Montecchio Maggiore)

Tre italiani su quattro studierebbero digitale o STEM se potessero tornare diciottenni

I lavoratori italiani sono i più convinti fra i colleghi dei vari paesi europei che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni (37%, +3% rispetto alla media globale). Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate (52%) e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici (48%, in linea con la media mondiale). Per restare competitivi sul mercato del lavoro, dunque, assumono un’importanza fondamentale le competenze digitali e la conoscenza delle materie STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Il 71% dei dipendenti, infatti, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o STEM (72%, +6% sulla media generale).
L’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività – rivela una diffusa consapevolezza dell’importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche per essere preparati ai cambiamenti che le nuove tecnologie porteranno nel mondo del lavoro.
“La trasformazione digitale sta modificando radicalmente molti settori economici, le esigenze delle imprese e le competenze richieste ai lavoratori – afferma Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia –. Le imprese in futuro avranno sempre più bisogno di competenze digitali e STEM per gestire il cambiamento, ma spesso faticano a trovare candidati con un profilo adeguato. Il fatto che tre lavoratori su quattro sarebbero disposti a modificare il proprio percorso di carriera per venire incontro alle esigenze di un mercato è, da un lato, un positivo segnale di consapevolezza e adattamento, dall’altro però, evidenzia un divario ancora ampio con i paesi più avanzati in termini di diffusione di queste competenze. Per colmare il gap, studenti e lavoratori devono attrezzarsi sviluppando e aggiornando le proprie competenze, ma anche le imprese devono fare la loro parte, aumentando gli investimenti in formazione”.
I risultati della ricerca
Le competenze del futuro – Oltre un italiano su tre crede che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni, un risultato superiore a qualsiasi altro paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%). Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall’impatto dell’automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%). Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale: lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale) e soltanto in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione.
La domanda di STEM – Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze e che in futuro sarà sempre più difficile. Se per quanto riguarda la futura carenza di competenze non ci sono differenze significative di età e genere, queste aumentano se si analizzano le difficoltà attuali, con donne (54%, contro il 49% degli uomini) e giovani (56%, contro il 47% dei senior) più pessimisti. In particolare, quasi un lavoratore su due (48%) segnala una crescente richiesta da parte del proprio datore di lavoro di profili con competenze STEM (48%), un risultato in linea con la media europea e inferiore in Europa soltanto a Spagna (49%), Portogallo (60%) e Romania (65%). Sono soprattutto gli uomini (54%, +11% rispetto alle donne) e i dipendenti più anziani (52%, +7% rispetto ai giovani) a notare questa tendenza e a suggerire agli studenti di dedicarsi a una carriera STEM (74% uomini vs 69% donne e 75% senior contro 68% giovani).
I lavoratori sarebbero anche disposti a cambiare il proprio percorso di studi se avessero la possibilità di tornare indietro all’anno della maturità. Se avesse ancora 18 anni, il 72% del campione sceglierebbe una facoltà STEM, soprattutto gli uomini (75%, +5% rispetto alle donne) e gli over 45 (76%, +7% rispetto ai giovani). Un valore sei punti superiore alla media globale e che in Europa è inferiore soltanto a quello registrato in Spagna (75%), Portogallo (79%), Romania (81%). Il 75%, invece, si concentrerebbe su un percorso di studi in ambito digitale (+3% sulla media globale), con un divario di cinque punti fra senior (78%) e giovani (73%) e di 11 punti fra uomini (81%) e donne (70%).
Indici trimestrali
Mobilità – l’indice di mobilità a livello globale è leggermente aumentato rispetto al primo trimestre, salendo da 111 a 112 punti. A livello italiano, invece, assistiamo ad un calo di 3 punti, da 105 a 102.
Cambio di lavoro – Il 79% dei lavoratori italiani non ha cambiato né mansione né datore di lavoro negli ultimi sei mesi, l’11% dei dipendenti ha cambiato soltanto azienda, l’8% ha cambiato ruolo all’interno della stessa società, il 3% ha cambiato sia l’impresa che la posizione ricoperta. Le principali motivazioni che inducono gli italiani a cambiare impiego sono le migliori condizioni di lavoro (32%), il desiderio di cambiamento (26%), l’ambizione di crescita professionale o manageriale (19%) e l’insoddisfazione per il datore di lavoro (19%).
Ricerca di lavoro – Soltanto il 3% degli italiani sta attivamente cercando un altro lavoro, l’8% sta selezionando nuove opportunità, il 22% si sta guardando attorno, il 28% non si sta impegnando attivamente nella ricerca ma se capitasse un’occasione sarebbe aperto ad ogni possibilità, mentre ben il 40% dichiara di non cercare lavoro.
Soddisfazione del lavoro – Quasi due italiani su tre si dichiarano soddisfatti del loro lavoro (65%),il 26% non esprime un giudizio né positivo né negativo, mentre solo il 9% è insoddisfatto. L’80% dei lavoratori aspira a una promozione, in crescita del 4% rispetto al trimestre precedente, mentre cala l’ambizione di iniziare qualcosa di diverso (58%, -2%).
Timore di perdere il lavoro – Nell’ultimo trimestre, è diminuita di un punto la percentuale di italiani che hanno timore di perdere il posto di lavoro (8%) e di ben sei punti la sensazione generale d’insicurezza (coloro che non hanno molta paura di perdere il posto ma neanche poca, scesa dal 30% al 24%, con lievi differenze fra uomini e donne). Cresce, invece, il numero di dipendenti che ritiene di poter trovare un’occupazione analoga nel giro di sei mesi (57%, +3%), con punte dell’81% fra i 18-24enni e del 63% fra gli uomini (più pessimisti gli over 55, 40%, e le donne, 51%), e la fiducia di poter trovare un lavoro diverso (53%, +4%), con uomini (58%) e giovani (69%) più ottimisti e donne (49%) e senior (24%) più sfiduciati.

Software Heritage: archivio universale di tutto il codice sorgente del software disponibile

L’Università di Pisa ha aderito al programma Software Heritage, il progetto senza scopo di lucro, sotto l’egida dell’Istituto nazionale francese per la ricerca nell’informatica e nell’automazione (INRIA), che persegue l’obiettivo di costruire l’archivio universale di tutto il codice sorgente del software disponibile, preservando le preziose conoscenze in esso contenute e rendendolo ampiamente accessibile. L’Ateneo pisano ha deciso di sostenere il programma, nell’anno in cui festeggia i 50 anni dalla nascita del corso di laurea in Informatica, il primo in Italia, in quanto consapevole che gran parte delle conoscenze tecniche e scientifiche attuali risiedono nel software e che dunque la conservazione di tale conoscenza assume un’importanza fondamentale per lo sviluppo futuro della ricerca.
Pur nata in Francia, la sfida ambiziosa e complessa del programma Software Heritage ha tra i suoi fondatori due informatici italiani: Roberto Di Cosmo e Stefano Zacchiroli. Il direttore di Software Heritage, Roberto Di Cosmo, sostenitore convinto del software libero e scienziato informatico di livello internazionale, si è laureato in Informatica all’Università di Pisa, diplomandosi anche alla Scuola Normale Superiore, e sempre nell’Ateneo di Pisa ha ottenuto il dottorato di ricerca. “Siamo felici di dare il benvenuto all’Università di Pisa come sostenitrice di Software Heritage – ha detto il professor Di Cosmo, direttore del programma – Pisa è sede del primo corso di laurea italiano in Informatica ed è quindi un partner particolarmente qualificato per diffondere la necessità di preservare il nostro patrimonio culturale, supportando la scienza aperta e la ricerca condivisa, a vantaggio dell’intera società”.
“Ho accolto subito con entusiasmo la sollecitazione dell’amico e collega Di Cosmo – ha detto il rettore Paolo Mancarella – ed è particolarmente significativo che l’adesione dell’Università di Pisa avvenga nel 50esimo dalla istituzione del primo corso di laurea italiano in Scienze dell’Informazione. Pisa e il nostro Ateneo sono stati la culla dell’Informatica italiana, sin dagli anni ’50 del secolo scorso. Sarà interessante, soprattutto per chi era allora in prima linea, riportare alla luce il codice sorgente scritto in quegli anni memorabili, riscoprendo anche le piccole magie alle quali si doveva ricorrere per sfruttare al massimo le potenzialità dei calcolatori di allora”.

Pensa un robot? Cosa ti viene in mente?

Provate a fare questo gioco:

pensa un robot?

cosa ti viene in mente?

Decenni di fantascienza ci hanno influenzato e le risposte saranno sicuramente:
pseudo persone, al limite parti di persone o pseudo animali.
Magari anche con forme che poco li ricordano ma che compiono le funzionalità anche in modo potenziato. Ad es. uno pseudo braccio robotizzato molto forte e preciso anche in grado di fare un solo compito.

Se veramente siete avanti vi potranno venire in mente insetti robotizzati animali poco comuni.

Sicuramente non vi verranno in mente piante robotizzate!

I plantoidi sono una delle più recenti novità e Barbara Mazzolai è sicuramente una dei massimi esponenti.

E’ veramente importante saper programmare?

E’ veramente importante saper programmare?
Meglio conoscere l’inglese o un linguaggio che parlano 10 oggetti per ogni persona al mondo?

Computer Science is Changing Everything

L’800 il secolo della rivoluzione industriale. Il ‘900 il secolo della fisica e ingegneria con lo scopo di semplificare la vita quotidiana. Il 2000 il secolo della digitalizzazione e di internet

Una volta si ascoltavano gli anziani …

Una volta si ascoltavano gli anziani, l’esperienza, era un valore.
Con l’avvento della tecnologia e della velocità l’anziano è sempre più associato alla lentezza e o regredisce al livello del nipote e lo batte a calcetto oppure è associato a Matusalemme!
In ogni caso, anche se il suo cervello fosse ancora velocissimo, se la sua mente fosse lucida e tagliente, dovrebbe almeno avere qualche riconoscimento, qualche laurea, qualche master, esperto di …
A meno che non sia un esperto di mestieri vecchi (manuali): il ciabattino, l’arrotino, …
Invece avrebbe tanto da insegnare dal punto di vista etico, nel parlare di valori, delle cose importanti della vita, degli affetti e delle delusioni, della gioventù e della vecchiaia, dell’uso senza abuso, dei limiti, della coscienza, …
Pochi vecchi possono spiegare tecnologia ma tutti i vecchi possono spiegare come sono diventati vecchi, ripercorrere le tappe salienti del loro passato, …
Il nano sulle spalle del gigante, il non reinventare la ruota è alla base solo della programmazione (librerie), di Scratch, … o dovrebbe essere alla base della vita intera?

Non hai voglia di studiare? Ti iscrivo ad una scuola professionale!

Per mio padre era un concetto normale “non hai voglia di studiare?” andrai a lavorare o ti iscrivo ad una scuola professionale.
Oggi è ancora così nella percezione di insegnanti e genitori ed in effetti le scuole professionali sono un po’ un'”ultima spiaggia“. Gli studenti spesso sono poco studiosi ed ipnotizzati da smartphone e droghe “leggere”.
Spesso sono giustificati dal essere poco bravi e attenti nelle materie “teoriche” (italiano, matematica, scienze e tecnologia, inglese, …) privilegiando le materie “pratiche“.
Ma oggi le materie pratiche sono ancora pratiche?
C’è bisogno ancora di capire come si lavora un pezzo a mano o al tornio rispetto a quella che è l’esigenza di un’azienda moderna?

L’evoluzione è importante da capire in ogni settore però in effetti le esigenze aziendali oggi sono completamente differenti.
Servono operai specializzati, in grado di utilizzare macchine cnc o computer con programmi CAD che controllano stampanti 3D o linee di produzione robotizzate o …

Se non fosse così che bisogno ci sarebbe degli ITS (Istituti Tecnici Superiori)?

Algoritmi e programmazione

Da ex programmatore mi è evidente l’importanza dell’algoritmo.
Il problema grosso non è saper programmare, anche se programmare bene è molto complesso, ma trovare l’algoritmo migliore per arrivare a risolvere il problema.

Infatti il problema più complesso da risolvere per un programmatore è se il programma finale funziona correttamente ma ha dei problemi di scalabilità. Ovvero continuerà a funzionare bene e velocemente con 100, 1000, 1.000.000, … di utenti in contemporanea?

La risoluzione di un tale problema spesso viene risolto con modalità più performanti ma se dovesse richiedere la ricerca di un migliore algoritmo o la riscrittura in linguaggi a più basso livello o …

Ovvero, problemi che sembrano semplicemente risolubili per piccoli numeri, per grossi numeri possono richiedere, dopo una attenta analisi che possa dimostrare dove effettivamente risiede il problema, un differente approccio.

E’ importante avere la possibilità di recuperare

Da formatore questo il mio punto di vista: è giusto aver la possibilità di bocciare ed è altrettanto giusto poter fornire una strada per recuperare anni persi.
Non pensate ad una scorciatoia, non guardate la possibilità in negativo di recuperare due anni in uno. È importante che questa possibilità venga fornita e che, soprattutto, venga fornita da istituti seri e certificati.
Vi faccio alcuni esempi in cui la mancanza di questa possibilità potrebbe anche portare all’abbandono scolastico anche di valide menti.
Immaginate un ragazzo, che spinto dai genitori, compia una scelta scolastica erronea e si accorga dell’errore troppo tardi, quando abbandonare quella scuola significherebbe almeno perdere un anno. Oltre a perdere un anno gli ex compagni lo bollerebbero come il ragazzo che “non ce l’ha fatta“, quello che si è “ritirato“.
Ora immaginate un ragazzo che si iscriva alle superiori e che non studi niente. Viene giustamente bocciato, ma durante le vacanze estive va a lavorare e “rinsavisce“. Se ha le capacità e se vuole veramente recuperare è giusto che abbia la possibilità di farlo, di rimettersi “a pari”, di avere una seconda opportunità.

Si possono citare molti altri casi che permettono di affermare: per fortuna esiste la possibilità di recuperare due anni in uno!

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