Richiesta di professionisti capaci di analizzare e gestire grandi quantità di dati

I Big Data occupano un posto di rilievo nell’agenda di molte aziende. Una grande opportunità dal punto di vista occupazionale che, secondo i consulenti di Hays, una delle società leader nel recruiting specializzato, nei prossimi mesi si concretizzerà in un incremento della richiesta di professionisti capaci di analizzare e gestire grandi quantità di dati.

Questa la classifica delle 10 figure professionali sui cui si concentreranno le attenzioni dei recruiter nel 2017.

1.Data Scientist
In America è già considerato il lavoro numero 1 e ci sono varie scuole di pensiero su quale sia la vera definizione di Data Scientist. Sicuramente è un professionista con un background accademico molto forte (Master o Dottorato di Ricerca) in discipline quali Statistica, Matematica, Fisica o Economia e profonde conoscenze di Data Mining e Machine Learning. Un bravo Data Scientist è in grado di indentificare e risolvere problemi altamente complessi legati al business, utilizzando tool di analisi avanzati tra cui programmi di statistica come Python, R o Spark. Quest’analisi gioca infatti un ruolo centrale nel processo decisionale fornendo alle aziende gli strumenti necessari per affrontare con successo sfide sempre più complesse.

2.Data Architect
Lavorare all’interno dello scenario dei Big Data è una cosa, costruire una struttura dati complessa è un’altra! Dalla definizione dello storage alla progettazione di un’infrastruttura per la gestione di dati non strutturati, un bravo Data Architect è capace di dare vita a soluzioni di successo per affrontare al meglio lo scenario dei Big Data.

3.Insight Analyst
Benché la loro denominazione cambi da azienda a azienda, è innegabile che la domanda di analisti tecnicamente competenti, capaci di creare insight dettagliati, sia cresciuta in modo esponenziale. Lavorando fianco a fianco alle divisioni marketing e prodotto, gli insight analyst utilizzano strumenti di analisi statistica per ricavare, da grandi quantità di dati, informazioni a supporto delle strategie di acquisizione e fidelizzazione dei clienti. Dal punto di vista tecnico, gli insight analyst hanno competenze su uno o più strumenti di analisi statistica come SQL, SAS e SPSS. Tuttavia molte aziende sono sempre più interessate al contributo che i linguaggi di programmazione Phyton e R possono fornire in tema di profondità dell’analisi.

4.Big Data Engineer
Come detto precedentemente, il data engineer possiede le competenze per raccogliere, archiviare e lavorare i dati di un’azienda per facilitarne l’analisi. Inizialmente questo prevedeva l’utilizzo di database relazionali per gestire dati archiviabili sotto forma di tabelle ma, con l’avvento dei Big Data, le strutture tradizionali per la gestione dei dati non sono più sufficienti. Per questo la figura del Big Data Engineer è chiamata a realizzare e amministrare strutture in grado di gestire quantità di dati ampie e complesse attraverso database NoSQL come MongoDB. Molte aziende utilizzano il framework Hadoop insieme a strumenti avanzati come Hive, Pig e Spark, ma le infrastrutture per la gestione dei Big Data sono davvero numerose.

5.Sviluppatori Software
Non nasce propriamente come professione digital, ma il boom dei Big Data ha portato a un considerevole aumento delle aziende che realizzano applicazioni web-based. Ormai infatti è prassi combinare i tradizionali tool per lo sviluppo di software come Javascript, C# e PHP con framework basati sul linguaggio Python come Django, Pyramid o Flask.

6.Esperti in visualizzazione
Con il boom delle dashboard e degli strumenti di visualizzazione dei dati, sono sempre più richiesti sviluppatori che abbiano competenze anche nell’utilizzo di piattaforme di analisi dati come Tableau, Qlikview/QlikSense, SiSense and Looker. Stanno ottenendo inoltre grande riconoscimento professionisti con esperienza nell’uso di tool quali d3.js per la creazione di visualizzazioni interattive e di browser web.

7.Sviluppatore BI
Lo sviluppatore Business Intelligence, nella sua forma più semplice, costruisce strutture di dati complesse, partendo dal data storage e arrivando a produrre report e dashboard. Un tempo prerogativa delle divisioni finance e commerciale, la business intelligence costituisce oggi un comparto a sé con sviluppatori che hanno come obiettivo principale proprio la realizzazione di dashboard pronte all’uso per facilitare il compito dei manager che, in questo modo, possono ottenere informazioni chiave sulle performance aziendali al fine di rivederle e migliorarle.

8.Data Engineer
Nel mondo dei Big Data, per poter procedere con l’analisi, la priorità è sicuramente l’organizzazione del flusso di dati. La Business Intelligence e la Data Science non possono prescindere dall’avere a disposizione strutture di dati ben organizzate e pronte all’uso ottenute anche attraverso l’impiego di tool di gestione come SQL Server, Oracle e database SAP. Un professionista esperto nella gestione di dati e processi ETL (Estrazione, Trasformazione e Caricamento) rappresenta un must per molte aziende.

9.Campaign Analyst/CRM Analyst
Programmi fedeltà, strumenti di web analytics, Internet of Things (IOT) hanno portato ad un consistente flusso di dati sui comportamenti dei consumatori online che le aziende utilizzano sempre di più a sostegno delle loro strategie di crescita. Le divisioni marketing, in particolare, sono chiamate ad eleborare campagne sempre più mirate che tengano conto di questi dati. I campaign analysts sfruttano le loro competenze nell’utilizzo di Excel e di strumenti per l’analisi di dati come SQL per fornire una fotografia dettagliata dei consumatori, permettendo così alle campagne di digital marketing di raggiungere il corretto target audience. Se a ciò si aggiunge poi l’utilizzo di software per la gestione delle campagne come Adobe Campaigns, le aziende possono assicurarsi che le loro strategie marketing colpiscano nel segno andando a soddisfare i bisogni reali del mercato di riferimento.

10.Chief Data officer (CDO)
Per tutte le società che mirano a ottenere il massimo rendimento dal potenziale dei Big Data, nominare un Chief Data Officer è fondamentale. Il numero di questi professionisti è passato da soli 400 nel 2014 a oltre 1000 nel 2015 e si stima che per il 2019 il 90% delle grandi aziende avrà un Chief Data Officer. Il ruolo del CDO è variegato e complesso e comprende un ventaglio di competenze tra cui data infrastructure, data governance, data security, business intelligence, analisi degli insight e analisi avanzata. Questa figura professionale non solo deve essere tecnicamente competente, ma deve anche essere in grado di capire e guidare gli obiettivi aziendali e i processi di cambiamento a livello manageriale per allinearsi al business plan della compagnia.

Evviva le ECDL (Patente Europea del Computer)!

I floppy

Quando dai in mano ad un bambino una scheda perforata e gli chiedi cos’è? a cosa serviva?. La gira e la rigira e difficilmente riesce a darti una risposta plausibile, ed è comprensibile. Sicuramente non ha mai visto niente di simile e nemmeno strumenti a carta perforata o a rullo. Spesso anche gli insegnanti non sanno rispondere.
E per i floppy?
Devo ancora sperimentarlo. Immagino che soprattutto con i più vecchi in cartone da 8 pollici le risposte possano essere simili.
Sono invece sicuro che nel caso di vecchi nastri da sala macchine le risposte possano essere più azzeccate vista la somiglianza con le musicassette.
Nelle fotografia (wikipedia) floppy da 8, 5¼ e 3½ pollici.

Che ci azzecca la matematica col calcio?

Che ci azzecca la matematica col calcio? Forse poco ma mi sembra molto interessante questa iniziativa napoletana che cerca legami tra calcio e matematica (la matematica è la base di ogni materia scientifica e soprattutto della programmazione)
Coinvolte: matematiciperlacitta.org fondazionecannavaroferrara.it e Arci Scampia

La soglia di età dei ragazzi che utilizzano internet e social media si è ulteriormente abbassata

“Abbiamo riscontrato che circa 90% dei ragazzi fra 9 e 13 anni (spesso in concomitanza della Prima Comunione) possiede uno smartphone e utilizza Whatsapp come sistema di messaggistica (cui si aggiunge Snapchat impiegato dal 20% dei ragazzi). Al più tardi dalla quinta elementare tutti dispongono di almeno un dispositivo abilitato alla navigazione (tablet/computer/mobile) e ogni classe (circa il 50% delle quinte, ma il 100% dalle prime medie) ha un gruppo privato su Whatsapp”, Mauro Ozenda incaricato da G DATA Italia di gestire l’iniziativa di formazione Cyberbullismo – 0 in condotta.
“In termini social, un buon 70% è iscritto a Instagram e il 20% a Facebook, ove pubblica informazioni riservate, tra cui dati anagrafici e recapiti, senza alcuna tutela”, continua Ozenda, che rileva altresì un’impennata nell’utilizzo della piattaforma di condivisione social Musical.ly dove i ragazzi pubblicano video “cantati” in playback o di persona della durata di quindici secondi.
“Sin da subito (dai 9 anni) viene garantito libero accesso internet a qualsiasi contenuto, su qualsiasi potenziale piattaforma.”

A livello giuridico, gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne ma capace di intendere e di volere rientrano nella responsabilità civile dei genitori. Non esercitare una vigilanza volta a prevenire e correggere comportamenti inadeguati è una violazione dei doveri concernenti l’esercizio della potestà, in quanto tale sanzionabile. Per quanto riguarda gli insegnanti invece, gli stessi incorrono in una multa da 30 a 516 euro “quando omettono o ritardano di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che riferisca alla prima, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni” (art. 361 c.p.).

Il mio secondo articolo EPALE: Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Questo l’articolo approvato e pubblicato in EPALE:

Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Mi ricordo quando si parlava di digital divide e di come, tra i vari problemi, sembrasse invalicabile quello economico. Dal mio punto di vista il reale problema non è mai stato di acquisizione o di utilizzo della tecnologia ma di comprensione.

E’ vero che esistono zone del mondo dove non arriva la corrente elettrica e la povertà è tale che diventa impensabile acquisire tecnologia. Ma è altrettanto vero che la tecnologia dismessa in luoghi predisposti potrebbe essere utilizzabile da quasi tutti (ad esempio un pc dismesso in una chiesa, in una moschea, in un luogo pubblico).
Considerando i paesi in grado di utilizzare la tecnologia ed analizzandone l’utilizzo da parte degli utenti, trovo che emerga un nuovo digital divide che diventa sempre più netto.
Gli adulti, se non lo fanno per lavoro, pensano di essere poco avvezzi alla tecnologia rispetto alle nuove generazioni.
Per contro, le nuove generazioni si sentono tecnologhe ma spesso sono solo ottime utilizzatrici. Inoltre, spesso non sanno usare i computer ma solo gli smartphone e degli smartphone solo poche app (giochi, fb, whatsapp, snapchat e poco altro).

La tecnologia, se è sempre più semplice da utilizzare, è sempre più complessa per quello che nasconde e sempre meno persone sono in grado di capire cosa si nasconda dietro.

In Italia si pensa che studiare la storia sia un valido metodo per conoscere il futuro, ma questo valido ragionamento sembra non valere per la tecnologia: non esiste nella nostra cultura la storia della tecnologia né qualcuno che sia in grado di spiegarla semplicemente.

I linguaggi di programmazione sono complessi, richiedono scelte complesse e molto tempo per impararle con il rischio che poi si rivelino scelte “fuori mercato” (pensiamo ad esempio al pascal, al fortran, …).
La soluzione c’è: nonni, genitori e figli dal punto di vista della programmazione sono allo stesso livello (livello zero) e tramite la programmazione visuale possono fare un nuovo salto in avanti contro il digital divide!

Program or be programmed.

Gli insegnanti devono “fare la spia” – art. 361 c. p.

L’insegnante, come pubblico ufficiale, incorre in una multa da 30 a 516 euro quando omette o ritarda di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che riferisca alla prima, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni (art. 361 c.p.).

solo quando il pubblico ufficiale sia in grado di individuare, con sicurezza, gli elementi di un reato, mentre, qualora egli abbia il semplice sospetto di una possibile futura attività illecita, deve, ricorrendone le condizioni, semplicemente adoperarsi per impedire l’eventuale commissione del reato ma non è tenuto a presentare denuncia.

Oggi il mio primo articolo EPALE: è diverso insegnare la tecnologia ai bambini e agli adulti?

Questo l’articolo approvato e pubblicato in EPALE:

E’ diverso insegnare la tecnologia ai bambini e agli adulti?

I nativi digitali sono da genitori e nonni considerati “geni digitali“.

Sicuramente sono degli utilizzatori istantanei, in pochi istanti capiscono l’interfaccia, il front end, e si muovono semplicemente. Analizzando però il loro utilizzo si capisce subito che spesso conoscono poco di cosa si nasconde dietro, il back end. Molti utilizzano solo gli smartphone e non sanno usare i computer e degli smartphone conoscono solo poche app, generalmente whatsapp, snapchat, instagram e qualche videogioco. I più grandi anche facebook e messanger.
Molti adulti non sanno utilizzare queste app e anche se dovessero imparare ad utilizzarle ne farebbero un utilizzo ridotto nel tempo e nelle modalità.

Ma questo significa conoscere e capire la tecnologia?

La parola d’ordine nella formazione tecnologica da qualche anno è coding, seguita spesso da program or be programmed, nel senso di impara a conoscere la lingua della tecnologia (la programmazione) o rischierai di venir programmato.
La programmazione si è evoluta ed oggi si può programmare senza saper programmare. Ovvero si possono utilizzare i linguaggi visuali (i più famosi sono snap e scratch sviluppati da Berkely e dal MIT). I linguaggi visuali permettono in mezz’ora di gioco di programmare facendo muovere personaggi in un programma o in un videogioco o un robot. Uno speciale linguaggio visuale permette di creare app android.
Attività che con le vecchie modalità richiedevano anni di studio per conoscere i linguaggi, le librerie, come passare i parametri, etc etc.

Un linguaggio visuale non permette di conoscere un vero linguaggio di programmazione ma permette a tutti (bambini, genitori e nonni) di capire cos’è la programmazione, capire cos’è un algoritmo e la necessità di utilizzarlo prima di programmare, la necessità dei cicli, di se … allora (if then), di scorporare parti di programma.

Un linguaggio visuale non permette di conoscere la tecnologia ma di approcciarla in modo diverso, senza paura e di approfondirla.

Se come italiani in ogni materia studiamo il passato per conoscere il presente e intuire il futuro questo non vale per tutte le materie scientifiche e soprattutto la tecnologia.

In un mio recente laboratorio Il gioco del robot-plotter, realizzato per bambini delle elementari, ma interessantissimo per gli insegnanti ed alcuni nonni presenti, ho fatto una breve panoramica dell’evoluzione tecnologica facendo toccare le schede perforate, facendo capire la differenza tra wired e wireless, tra connessione diretta e tramite internet, spiegando il segreto di alcune parole che costituiranno il nostro futuro: cloud, IoT, AI ed ovviamente robot.
Facendo capire che se per noi disegnare può sembrare naturale, anche il disegno geometrico, se lo si deve spiegare a qualcuno, a qualcuno che non ha le nostre conoscenza, ad un robot, gli si dovrebbe spiegare gli assi cartesiani, l’origine, come andare in un punto e come da quel punto tracciare una riga.

Tutto quello che sappiamo e diamo per scontato avviene grazie al concetto del nano sulle spalle del gigante.

Solo la programmazione ci può dare il giusto modo di approcciare, per cercare di capire, la tecnologia e per evitare abusi e quindi insegnare anche un uso consapevole.

Tecnologia e scuola: mancanza di finanziamenti, formazione degli insegnanti e tecnologie obsolete

I giovani di oggi si troveranno ad affrontare un ambiente di lavoro “aumentato” dalla tecnologia e dovrebbero beneficiare di una formazione che li prepari ad esso. La nuova ricerca europea di Epson suggerisce però che, nelle opinioni di chi lavora nel settore della scuola, le lacune del sistema attuale possono minacciare la capacità degli insegnanti di preparare i loro alunni e che i risultati didattici potranno essere efficaci nella loro globalità solo se i governi, le istituzioni e i singoli individui saranno in grado di superare alcuni ostacoli significativi.

La ricerca ha collezionato le domande di 17 esperti del settore e le ha sottoposte a 7.000 dipendenti di vari settori in tutta Europa, rilevando che, nonostante un elevato livello di sentimento positivo verso la tecnologia in materia di istruzione, le maggiori minacce per la futura qualità sono la mancanza di finanziamenti (48%, 47% media europea), la formazione degli insegnanti (42%, 40% media europea) e le tecnologie obsolete (40%, 34% media europea). Inoltre, il 62% degli addetti alla formazione intervistati (61% media europea) ritiene che gli insegnanti non dispongano delle conoscenze necessarie per utilizzare le tecnologie che si diffonderanno nei prossimi 10 anni e, di conseguenza, per impartire lezioni agli studenti in modo adeguato, nonostante il 73% (60% media europea) affermi di essere disposto ad aggiornare le proprie conoscenze e competenze.

Secondo il 76% (70% media europea) stiamo entrando in un’epoca caratterizzata principalmente dalla collaborazione creativa e dal meta-learning, dove gli insegnanti potranno svincolarsi da determinate attività e concentrare l’attenzione sul proprio ruolo di guida (o “life coach“). Il 62% degli intervistati (67% media europea) attualmente impiegati nel settore della formazione, infatti, ritiene che gli obiettivi didattici saranno sempre più incentrati sulla gestione delle informazioni, e non più sul mantenimento delle conoscenze come avviene oggi, dal momento che impareremo a gestire e sfruttare al meglio le informazioni a nostra disposizione. Il 79% (71% media europea), inoltre, crede che l’apprendimento misto renderà la formazione più dinamica e aumenterà l’efficienza degli insegnanti.

“Secondo quanto emerge dal nostro studio, le tecnologie che potrebbero plasmare il futuro della formazione suscitano entusiasmo e preoccupazione nello stesso tempo. Vi è inoltre il timore che le cose possano prendere il verso sbagliato”, ha dichiarato Minoru Usui, Presidente di Epson. “Affinché l’istruzione e la formazione possano trarre vantaggio dalle nuove tecnologie, dai videoproiettori interattivi alla realtà aumentata fino ai robot, dando il via a una nuova generazione di studenti per i quali il mondo è rappresentato dalla loro classe, la Pubblica Amministrazione e le istituzioni del settore devono investire dove conta davvero.

La tecnologia offre importanti opportunità, che richiedono però un cambiamento. È di questa opinione il 81% degli intervistati (78% media europea), tutti concordi sul fatto che la tecnologia in ambito formativo rivoluzionerà l’approccio tradizionale. Lo studio ha inoltre messo in luce quattro principali tendenze che daranno forma al settore della formazione nei prossimi 10 anni:
– L’apprendimento diventerà personalizzato anche all’interno di classi condivise, come sostenuto dal 80% degli intervistati (72% media europea). A rafforzare il concetto è il tipo di tecnologia che, stando alle previsioni, trasformerà la formazione, ovvero la tecnologia di condivisione (ad es. i videoproiettori), fondamentale per l’apprendimento misto, oltre che per il meta-learning, e considerata una delle tecnologie più influenti insieme ai dispositivi indossabili, alla Realtà Aumentata e alla stampa 3D.
– Il meta-learning, metodo che aumenta la responsabilità degli studenti nei confronti dell’apprendimento, diventerà la norma secondo il 62% dei professionisti nel campo della formazione (57% media europea), con il 65% (55% media europea) concorde nel ritenere che questo approccio avrà un impatto positivo sull’intero settore.
– La maggiore dinamicità dei contenuti didattici è considerata dal 79% degli intervistati (70% media europea) come il principale risultato derivante dall’utilizzo delle tecnologie collaborative (ad es. i videoproiettori interattivi) e della Realtà Aumentata. Il 71% degli intervistati (60% media europea), inoltre, ritiene che l’apprendimento interattivo e le relative tendenze avranno un impatto positivo a livello dell’intero settore. Per il 60% (49% media europea), ciò vale anche per le tecnologie collaborative.
– La collaborazione creativa aumenterà: le lezioni diventeranno una sorta di workshop all’insegna della condivisione e del lavoro di gruppo, secondo quanto dichiarato dal 75% degli intervistati (67% media europea).

“Gli enti di formazione saranno sempre più interconnessi tra loro e la tecnologia trasformerà ulteriormente le modalità di insegnamento e di apprendimento al fine di soddisfare i requisiti posti dagli ambienti di lavoro del futuro”, ha dichiarato Minoru Usui, Presidente di Epson. “Come azienda, Epson promuove il cambiamento tecnologico sviluppando soluzioni in grado di aumentare l’efficienza e la produttività degli ambienti di lavoro. Le tecnologie Epson, tra cui i dispositivi indossabili, i robot, le stampanti e le soluzioni di visual imaging, sono progettate in base a questa visione del futuro.”