Coolest Project a Milano alla Fabbrica del Vapore il 4 novembre

Coolest Project, il contest promosso da Coderdojo Foundation, movimento no-profit internazionale impegnato nella diffusione della creatività digitale e del pensiero computazionale tra gli studenti in età scolare, si terrà il 4 novembre a Milano presso la Fabbrica del Vapore (Via Procaccini, 4).

Il primo Coolest Project italiano è un’iniziativa gratuita che prevede la selezione dei migliori progetti per accedere al contest internazionale che si tiene a Dublino il 17 giugno 2018. Alla selezione di Milano partecipano più di 1.500 ragazzi con oltre 150 progetti originali, realizzati singolarmente o in gruppi di tre studenti, nell’ambito della creatività digitale. I progetti, divisi in 6 categorie consistono in applicazioni realizzate con scratch (giochi e animazioni), siti web realizzati in HTML, CSSS e Javascript, giochi, hardware (robot, macchine e hack), mobile app e progetti avanzati con applicazioni web reali.

I prototipi, che saranno presentati il 4 novembre a una giuria di esperti e mentor, saranno scelti valutando l’approccio progettuale e la risoluzione dei problemi affrontati in fase di implementazione.

Durante la giornata, sabato 4 novembre presso la Fabbrica del Vapore, è previsto un fitto calendario di speech. L’inizio dei lavori è alle ore 10.00, il calendario completo degli appuntamenti è disponibile sul sito dedicato (milano.coolestprojects.it).

Nella civiltà dello scrivere siamo tutti analfabeti!

Nella civiltà dello scrivere siamo tutti analfabeti!
Una volta si diceva verba volant, scripta manent. E’ ancora vero a livello legale ma per i giovani no!
verba volant, script volant!
Oggi tutti scrivono, ma scrivono come parlano e se sembrano analfabeti, sono analfabeti per un mondo vecchio e per una lingua vecchia.
Un mondo che scriveva per far vedere che sapeva scrivere, dove chi scriveva, scriveva perché pensava di essere il solo eletto che aveva qualcosa da dire e che lo sapeva dire nel modo giusto.
Una lingua vecchia, piena di regole e formalismi, perché doveva evidenziare il colto e l’ignorante.
Se si scrive come si parla è ovvio che ch diventa k, per diventa x e sei diventa 6 e … ho e o, è e e si fondono.
Se non si leggono più libri, se si leggono solo i social e si ascolta radio, televisione, internet, …, la lingua scritta è sempre più simile a quella parlata e simile a quella che tutti scrivono.
I refusi e gli errori seri infarciscono sempre più i media tradizionali scritti immaginiamo internet e i media tradizionali orali.

In un mondo in cui tutti scrivono, dove in teoria tutti potrebbero emergere per le loro abilità, un mondo che sembra il trionfo della democrazia, emergono sempre più i poteri forti e soprattutto i poteri che sanno passare oltre. I poteri che usano il testo solo per descrivere le immagini, l’audio e i video.
In un mondo del testo emerge e trionfa solo l’immagine, l’audio e il video.
Tra i nuovi influencer gli youtuber, gli instagrammer hanno stracciato i blogger (per i giovani anche i giornalisti) e stranamente la pubblicità oggi paga e vuole solo loro.

Sulle STEM siamo indietro ma ESOF 2020 si svolgerà a Trieste!

La cultura classica in Italia, come è giusto che sia, è profondamente radicata.
A livello europeo sulle STEM, Science, Technology, Engineering and Mathematics (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e quindi sulla scelta di corsi di studio e scelte educative volte a incrementare la competitività in campo scientifico e tecnologico siamo il fanalino di coda sebbene le eccellenze italiane tra gli scienziati e le università siano numerosissimi.
A questo si aggiunge una nuova perla e non è certo un caso: Trieste per il 2020 è stata scelta come Capitale Europea della Scienza e vi si svolgerà l’EuroScience Open Forum 2020 (ESOF).

Formazione: l’educatore come un sismografo – don Luigi Ciotti ricorda don Lorenzo Milani

Ieri sera, nella chiesa stracolma di San Martino di Venezze, don Luigi Ciotti ha ricordato don Lorenzo Milani. Quasi due ore dense di contenuti.
Riporto solo un passo: l’educatore è come un sismografo, è in grado di percepire prima degli altri le problematiche, le tendenze negative nella realtà giovanile e quindi nella società.
Droghe, alcool, anoressia e bulimia, dipendenza da consumismo sfrenato, dipendenze da internet (hikikomori) … e la scuola, la scuola degli ultimi di don Milani molto ha fatto e molto può fare.

Articolo più completo pubblicato in EPALE: L’educatore come un sismografo.

Più mi immergo nel futuro più devo riscoprire il passato per vivere il presente

L’approccio classico studio il passato per comprendere il presente ed intravvedere il futuro per quanto ancora oggi validissimo non viene mai applicato dove più servirebbe (il settore tecnologico/internet).

La tecnologia e il consumismo ci forzano ad un approccio differente: immergiti nel futuro e più ti immergerai più ne beneficerai

In questa ottica non ti viene dato il tempo per studiare le cose e per capirle, il rischio è quello di rimanere indietro nella corsa verso il futuro.

L’approccio classico non deve essere buttato via, deve semplicemente essere rivisto in un’ottica moderna:
più mi immergo nel futuro più devo riscoprire il passato per vivere il presente

Mi ricordo quando all’università avevo un professore di analisi che definii subito il classico scienziato che “vive nelle nuvole”. Lui una trentina di anni fa già viveva in mondi multidimensionali, ma era una scelta.

I ragazzi di oggi sono proiettati in mondi virtuali, che sono sempre più reali (ovvero l’immersione è così forte che quasi si dimenticano la realtà). Più si immergono in questi mondi più si deve far riscoprire loro il passato per insegnargli a vivere il presente.

Una scazzottata, uno sport che permette di utilizzare la violenza (la boxe, le lotte, il rugby) ma anche un qualsiasi sport che permette di scoprire i propri limiti e la fatica, esperienze quotidiane che permettano di riscoprire il proprio corpo, i propri limiti, il dolore e di conseguenza facciano intravedere le stesse sensazioni sugli altri.

Se tutto il giorno in un mondo virtuale, sempre più reale, do cazzotti abbattendo senza sforzo e senza  dolore il nemico e se quando vengo abbattuto ho nuove vite  e se non ho opportunamente riscoperto il passato, il corpo e il suo valore, …

Se sei adulto il tuo compito è controllare, se sei bambino imparare

Sulla base del precedente post Tutti fanno corsi di coding per ragazzi. E per i genitori e i nonni? ho sviluppato la tematica pubblicando l’articolo Se sei un adulto controlla, se sei un bambino impara sulla piattaforma del progetto EPALE.

Questi i punti salienti dell’articolo:
L’idea generale che si sta creando nella testa di formatori e delle persone:

  • se sei un bambino devi imparare il coding per comprendere il mondo tecnologico (ma non erano i famosi nativi digitali?)
  • se sei un adulto (genitore ma anche nonno) devi controllare che tuo figlio o tuo nipote utilizzi correttamente la tecnologia (ma non erano gli ignoranti digitali?)

Come si fa a pensare che un ignorante digitale possa comprendere e quindi controllare l’attività di un nativo digitale per quanto supportato da validi strumenti?
Se vogliamo veramente fare in modo che le persone possano comprendere il mondo tecnologico e fornire loro la chiave allora dobbiamo partire dagli adulti ed insegnare loro il coding, insegnare cosa c’è dietro, insegnare la storia dell’informatica e la storia di internet.

Per noi italiani la storia (il passato) è da sempre fondamentale.

Articolo pubblicato da EPALE https://ec.europa.eu/epale/it/node/41272
Per noi italiani la storia (il passato) è da sempre fondamentale.

Uno dei punti forti della nostra cultura è l’asserzione: conoscere il passato per comprendere il presente e intravvedere il futuro.

Da buon italiano ho sempre condiviso questa visione ma essendo un matematico, da sempre interessato alla scienza ed alla tecnologia mi sono subito reso conto che questa affermazione vale solo nel mondo umanistico.
Pur essendo l’Italia terra di scienziati, veri geni, non è certo terra di divulgatori scientifici e sembra che la storia della scienza e della tecnologia non interessi a nessuno.

Siamo una nazione senza multinazionali di rilievo nel settore informatico e nel settore internet ma se esiste il wireless, la base della comunicazione moderna “senza cavo” per gli utenti in movimento, è merito di un italiano Guglielmo Marconi, e se esistono i microprocessori è sempre merito di un italiano Federico Faggin.

Prendiamo un adulto, digiuno di tecnologia, magari appassionato di storia o di letteratura o di arte, che vorrebbe avvicinarsi alla tecnologia, che vorrebbe capire la tecnologia. Cosa gli spieghiamo? Word, Excel e navigazione internet!
Poi dopo mesi di corsi parla con il nipote e si sente un ignorante, più ignorante di prima, perché ora percepisce il gap come più grosso, come incolmabile.

I giovani utilizzano in maniera naturale ma spesso non conoscono e soprattutto non conoscono la storia, non sanno perché oggi è così, non conoscono l’evoluzione, non conoscono il passaggio dal non digitale al digitale, e spesso non lo conoscono perché nessuno lo spiega, perché nessuno lo ritiene importante.

Invece per capire realmente le cose è fondamentale: il passaggio da una macchina fotografica non digitale a una digitale, di una cinepresa non digitale ad una digitale, di un telefono no digitale ad uno digitale, dalle schede perforate al cloud, dal personal (per uso personale) computer alla rete, dalla scrittura “a mano” alla scrittura digitale, dalla televisione analogica alla televisione digitale e via internet, dalla radio analogica alla radio digitale e via internet, …

Da bambino ascoltavo con piacere mio nonno raccontare il suo mondo e le sue esperienze. Perché oggi dovrebbe essere diverso, perché le esperienze di vita analogiche non dovrebbero essere utili per comprendere il presente e intravedere il futuro?

Quando spiego gli albori dell’informatica e di internet faccio girare delle schede perforate chiedendo “secondo voi a cosa servivano”? Nessuno le associa alla tecnologia, spesso nemmeno gli insegnanti. Non si capisce perché un cartoncino con dei buchi debba essere alla base della tecnologia. Però se si spiega che buco o non buco serve per trasmettere informazioni, che il sistema binario è alla base dell’informatica, è immediato far capire come funzionano i cd/dvd o il magnetismo a fondamento di dischi o memorie per computer o gli impulsi di corrente elettrica.

Come disegnare una linea in Scratch (e creare una funzione linea)

Scratch funziona come un plotter (penso pochi sappiano di cosa si tratti, immaginatelo come un braccio meccanico dedito al disegno) quindi per disegnare dovete dire:

  1. scegli il colore che preferisci
  2. scegli lo spessore del tratto
  3. scegli la tipologia di tratto (default continuo)

Fatte le configurazioni iniziali per poter disegnare dovete dire penna giù e per smettere penna su
Due sono le modalità

  1. semplicissima inizialmente, difficile in un secondo tempo, indicata per i bambini che possono istruire a disegnare come possono muovere un personaggio in un videogiochi o un robot
    posizionati in un punto (di default l’origine) disegna muovendoti di tot punti (che potrebbero essere passi). Posso cambiare orientazione cambiando l’angolazione (di default gira a destra)
  2. semplice se si conosce l’utilizzo degli assi cartesiani e riprende la
    metodologia più utilizzata da tutti i programmi: posizionati nel punto (x1,y1)
    e vai al punto (x2,y2).

Non esiste in scratch una funzione disegna linea, conviene crearla

  1. In Altri Blocchi “Crea un Blocco
  2. chiamalo linea o come preferisci ed introduci 4 variabili x1,y1,x2,y2
  3. le righe di codice fondamentali da inserire sono 4
    vai a x: x1 y: y1
    penna giù
    vai a x: x2 y: y2
    penna su

ora “linea -20 -20 20 20” disegnerà un segmento da (-20.-20) a (20,20)

La scrittura, la stampa, i caratteri e i font: “programmare una parola”

Scrivere a mano è sempre stato il modo più semplice ed economico di scrivere. Incidere o depositare “colori” era il modo per scrivere.
I problemi principali da sempre 3: trasportabilità, riutilizzo e copia.
La famosa tavoletta di cera era riutilizzabile, la “carta” (di papiro, di pelle, di legno o di …) era trasportabile ma spesso cara.
Pochissimi sapevano leggere, meno sapevano scrivere, inoltre realizzare testi in più copie (copiare) spesso non serviva.
Per poter realizzare più copie, col tempo, si è passati dalla scrittura a mano, alla stampa. Inizialmente i caratteri venivano incisi, spesso in legno, delle dimensioni che servivano, con lo stile che serviva.
Per “stampe personali” arrivò la macchina da scrivere. Serviva a scrivere più veloce e in maniera leggibile, poteva fare almeno una copia, grazie alla carta carbone, si potevano “correggere errori” con il bianchetto, si potevano riscrivere porzioni (ad es. solo pagina 2).
Il salto effettuato con l’avvento del digitale non è stato solo la “smaterializzazione” del supporto dove leggere/scrivere/modificare (con lo schermo posso anche decidere di non stampare o stampare dove voglio) ma soprattutto il passaggio dal carattere fisico al carattere digitale.
I caratteri digitali sono raggruppati in font.
I font hanno gradi versatilità incredibile:
i caratteri possono essere utilizzati di qualsiasi grandezza e non solo a video ma anche in stampa e mantenendo la qualità (non sono immagini e se utilizzati grandissimi non si sgranano)
i caratteri possono essere utilizzati di qualsiasi colore e non solo a video ma anche in stampa
possiamo per ogni carattere cambiare il tipo di font e questo vuol dire di ogni carattere cambiare lo stile ma soprattutto consentire semplicemente l’utilizzo di lingue con ideogrammi o caratteri per noi speciali. Possiamo in questo modo comporre frasi multilingue tenendo presente anche che alcune lingue non si scrivono/leggono come la nostra da sinistra a destra e dall’alto in basso.
In tutta questa versatilità bisogna osservare che grassetto e italico (ed anche grassetto+italiaco) non sono delle istruzioni del tipo, usa un tratto più spesso con la font normale o inclina la font normale bensì usa grassetto e usa italico significano, di quella famiglia di font, con il carattere della stessa grandezza, usa l’equivalente font grassetto e l’equivalente font italico.
Ovvero, se volessimo creare un font, dovremmo disegnare quella normale, ma anche quella grassetto, italico e grassetto+italico.
Ora sappiamo molto su la scrittura, la stampa, i caratteri e i font ma se volessimo capire di più non utilizziamo un font, non proviamo a disegnare un font ma proviamo a “programmare una parola”.
Per programmare una parola non intendo un programma moderno del tipo: utilizza il font …, seleziona la grandezza del font, seleziona il colore del font, posizionati e scrivi.
Per programmare una parola intendo, utilizzando le primitive di disegno fornite, programma (fai disegnare dal programma) una parola.
Ovviamente per una tale attività utilizzeremo la programmazione visuale. Io prediligo Scratch ma anche Snap va benissimo.
Problemi:
1) bisogna conoscere gli assi cartesiani
2) bisogna saper disegnare (segmenti) utilizzando i punti sugli assi cartesiani
3) in scratch non esiste la primitiva linea, se si insegna la necessità e come crearla si è riusciti a spiegare il concetto di codice riutilizzabile e come passare i parametri (uno dei principi fondamentali della programmazione)
4) è subito evidente la difficoltà di disegnare curve
5) bisogna inventarsi un font utilizzando linee. La scelta più semplice è utilizzare tutto maiuscolo in una sorta di primitiva font. Per quanto il tutto risulti abbastanza scontato per non incorrere nella complessità (ad esempio la O sarà un rettandolo) emergono delle difficoltà e la necessità di piccole scelte di stile. Ad esempio: come differenziare O da 0? Oppure come fare la gambetta della Q?
6) si dovrà evidenziare che caratteri così costruiti non sono larghi tutti in egual misura
7) il punto 6) implica che non sarà semplice calcolare la larghezza di una parola e di conseguenza sarà molto complesso centrarla a priori rispetto allo spazio assegnato. Non esiste un comando del tipo seleziona tutta la parola e per centrarla muovila a destra o sinistra di un po’.
8) l’importanza di predefinire correttamente sia gli spazi orizzontali (tra due lettere) che verticali (tra due linee). Pensate in questo contesto la complessità di definire tasto “semplice” come il TAB.
9) 6), 7) e 8) fanno capire la complessità della formattazione, dell’impaginare con uno stile e fare in modo che tutto (testo, fotografie, didascalie, …) dinamicamente e senza errori si aggiornino.
Capite come solo la programmazione, come solo cercare di re-inventare tutto da zero ci può far capire come funzionano realmente le cose?
Sicuramente utilizzate tutti i giorni Word. Sicuramente non avete mai percepito la complessità di sviluppare word e la complessità di gestire al meglio il testo e la versatilità dei font.
Tenete sempre presente questo: più l’informatica diventa semplice da utilizzare (front end), più diventa difficile “dietro” (back end).

Mostre d’Arte e Coding: Secessioni Europee

Cosa c’è di più distante nella mente delle persone tra arte e programmazione?
L’arte è considerata creatività allo stato puro.
La programmazione un’attività sterile e rigorosa (chi creerà i videogiochi?).
Ho creato un semplice programma Scratch che può essere la base per un corso per bambini sia sulla parte artistica della mostra sia per una introduzione alla programmazione visuale.
Insegnare a scrivere ad un programma non è proprio una banalità perché richiede la comprensione degli assi cartesiani, la comprensione di come non sia semplice disegnare segmenti ed unirli a formare le lettere e di conseguenza quanto possa essere complesso disegnare curve.
Insegnare che bisogna rallentare il computer perché una persona riesca ad apprezzare il risultato (il computer è velocissimo).
Altri spunti possono emergere perché come si riesce a muovere una matita virtuale si può fa muovere un robot.