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Il falso mito dei “nativi digitali”: usano la tecnologia ma non ne conoscono il potenziale

Nativi digitali: solo uno su tre è davvero in grado di utilizzare gli strumenti tecnologici che ha a disposizione

A essere esclusi dalla didattica, spesso, sono proprio quei giovanissimi che chiamiamo nativi digitali: navigano su internet, giocano per ore a Fortnite, ma solo uno su tre è davvero in grado di utilizzare gli strumenti tecnologici che ha a disposizione. Per la maggioranza si tratta di oggetti di uso quotidiano da esibire o tenere in tasca senza preoccuparsi davvero di capire quali potenzialità abbiano. Secondo i dati ISTAT, nel 2019, tra gli adolescenti di 14-17 anni che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi, due su tre hanno competenze digitali basse o di base mentre meno di tre su 10 (pari a circa 700mila ragazzi) si attestano su livelli alti. Con una premessa del genere era semplicemente impossibile che la scuola online fosse un successo d’inclusione.

Il problema riguarda anche gli insegnanti. Anche loro devono essere messi nelle condizioni di avere gli strumenti giusti per lavorare nella scuola digitale, dalla connessione internet al pc stesso. E non solo. Gestire una classe in presenza è tutt’altra cosa che ritrovarsi davanti a 20 bambini, ragazzini, adolescenti o quasi maggiorenni collegati da casa. Dare per scontato che un insegnante sappia gestire questa differenza è un errore. Deve essere accompagnato in questo percorso e soprattutto deve vederne le opportunità. Il mezzo condiziona anche il linguaggio, non tenerne conto significa ridurre l’efficacia della lezione online.

Tratto da Scuola: e se “leggere, scrivere e far di conto” non bastasse più?
Ai tre “storici pilastri” di una buona scuola bisogna aggiungere altri linguaggi indispensabili, e, tra questi, la padronanza basilare delle tecnologie.
di Marco Noseda, Chief Strategy Officer di Cariplo Factory

Il nostro punto di vista: il mondo è oltre.
E’ sempre fondamentale l’eccellenza.
Spesso basterebbe l’eccellenza a leggere, scrivere e far di conto perché sta sparendo.
Recuperare il gap tecnologico (digital divide) è poca cosa,
recuperare la padronanza basilare delle tecnologie è poca cosa,
imparare l’inglese per comunicare è poca cosa.

L’eccellenza nell’inglese o in qualsiasi altra lingua oltre la propria è un buon passo in avanti.

L’eccellenza in una lingua dei computer è un buon passo in avanti.

In un mondo globalizzato solo l’eccellenza, in qualsiasi ambito, può mettere al riparo dalla concorrenza.

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