ll 65% degli studenti e dei lavoratori in Italia sta facendo una formazione già sorpassata. Tra 10 anni saranno desuete il 60% delle imprese e delle professioni.

Qual’è il futuro della formazione in Italia? Da oltre 10 anni a rispondere ha contributo ExpoTraining, la più importante manifestazione italiana del settore, che ogni anno presenta il suo Libro Bianco sulla Formazione, ormai un punto di riferimento per conoscere presente e futuro della formazione. Una ricerca ampia, basata sul coinvolgimento di oltre 600 stakeholder tra imprenditori, esperti del settore, sindacalisti, esponenti delle istituzioni, che si confronteranno con il pubblico in oltre 600 tra workshop e tavole rotonde.

I prossimi 24 e 25 ottobre a Fiera Milano si riuniranno nel Forum Imprese e Management le principali associazioni imprenditoriali, i sindacati, le istituzioni nazionali e locali, le aziende che si occupano di formazione, per discutere dei dati, per analizzare le tendenze, per conoscere le buona prassi e per fare proposte concrete.

“Di formazione non si parla poi molto, mentre invece è davvero la base indispensabile per dare vera forza alle imprese italiane e per creare valore ed occupazione – ha dichiarato Carlo Barberis, Presidente di ExpoTraining – Tra tanti numeri mi pare significativo un dato prima di tutti: il 77% degli imprenditori ritiene che la formazione sia uno strumento strategico, l’unico in grado di uscire dalla debole crescita italiana. E negli ultimi 3 anni questo dato è cresciuto del 36%. E’ quindi tempo che la formazione esca dal dibattito dei soli addetti ai lavori e che diventi effettivamente centrale sia dal punto di vista culturale, sia da quello politico. La formazione non è solo necessaria, è davvero il fronte su cui si misurano e si misureranno le economie, chi non forma muore: il 60% delle imprese e delle libere professioni che oggi conosciamo tra 10 anni saranno desuete e scompariranno, sostituite da nuovi lavori e competenze.”

“Quest’anno ad ExpoTraining ci interrogheremo su quanta e quale innovazione reale stanno facendo le imprese italiane e come la formazione stia cambiando il mondo del lavoro, anche alla luce del Piano Industria 4.0. E verificheremo come, nonostante la crescita di consapevolezza che pure si è registrata, ancora oggi il 65% degli studenti e dei lavoratori sta facendo una formazione già vecchia.”.

Promuovere l’innovazione tecnologica nella didattica scolastica: Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo e FME Education

Come auspicato dal Consiglio dell’Unione Europea, alfabetizzazione informatica, digitale e mediatica, creazione di contenuti digitali e programmazione sono oggi competenze di base.
“La scuola – dichiara Ludovico Albert, presidente della Fondazione per la Scuola – è oggi lo snodo della trasformazione sociale per costruire una comunità solida con docenti, studenti, genitori. Ecco perché abbiamo scelto di collaborare con FME Education, un editore specializzato in formazione che vuole essere un partner per insegnanti e genitori nei processi di apprendimento dei ragazzi”.
Offrire nuovi contenuti alla scuola e fruire delle nuove infrastrutture tecnologiche, significa impegnarsi a far crescere le competenze digitali di alunni e docenti. Per ottenere questi risultati la scuola ha bisogno di investimenti strutturali e di un’azione congiunta e mirata di soggetti pubblici e privati.

“In questi anni di lavoro quotidiano con il mondo della Scuola abbiamo maturato la convinzione che l’innovazione digitale sia una potente leva per supportare il lavoro dei docenti e i risultati degli studenti – dichiara Massimo Fumagalli, l’Editore -. Siamo però convinti che l’unica innovazione possibile passi dalla mediazione dell’insegnante, il vero motore del cambiamento. Proprio per questo siamo entusiasti di annunciare la partecipazione a “Riconnessioni” e contribuire a questo ambizioso progetto di formazione dedicata ai docenti promosso dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo”.

A partire dal mese di ottobre, Fondazione per la scuola e FME Education organizzeranno nell’ambito del progetto “Riconnessioni” attività di formazione intensiva per docenti della scuola primaria della durata di un giorno per fornire le competenze di base per l’utilizzo delle tecnologie digitali applicate alla didattica. Verranno affrontati i seguenti temi: interattività e didattica, visualizzazione dei concetti, didattica e social media, produzione e distribuzione di contenuti personalizzati, gamification. La tecnologia digitale affiancata a una comunicazione efficace e consapevole delle dinamiche del web collaborativo può essere un valore aggiunto concreto di competenze e tecniche a disposizione dei docenti per migliorare l’insegnamento e ottimizzare le relazioni con il singolo studente e l’intera classe. Obiettivo del corso sarà quindi fornire ai docenti le competenze per la creazione di lezioni multimediali interattive attraverso lezioni teorico-pratiche, con dimostrazioni e coinvolgimento diretto dei partecipanti, anche attraverso l’utilizzo del nuovo strumento creato da FME Education per la scuola – MyEdu Plus.

Parental Control e Safe Kids rivelano i comportamenti online dei ragazzi

Kaspersky Lab grazie al modulo Parental Control e Kaspersky Safe Kids ha reso pubblico un report relativo sui gusti dei giovanissimi online relativo all’estate 2018.

I più piccoli online hanno preferito guardare contenuti video e ascoltare musica piuttosto che passare il proprio tempo sui social media. La ricerca, infatti, ha rivelato che i bambini trascorrono molto più tempo su Youtube. Sul fronte TV, i più grandi hanno seguito numerose serie su Netflix, mentre i più piccoli hanno preferito guardare contenuti su canali come Nickelodeon, Cartoon Network e il canale Disney.

Tra i servizi streaming più utilizzati dai bambini per ascoltare la musica, troviamo Spotify, Soundcloud e iTunes.

Un altro dato rilevante emerso dalle statistiche è quello che riguarda i bambini e le visite dei siti di notizie, sempre più frequenti. I più giovani, inoltre, hanno speso molto tempo nel cercare gli ultimi aggiornamenti e i punteggi della FIFA World Cup 2018. Tra le attività che sono emerse come le più rilevanti, troviamo anche i giochi online. I bambini di tutto il mondo hanno mostrato una preferenza spiccata per Fortnite, che ha superato PUBG (PlayerUnknown’s Battlegrounds), facendolo diventare il gioco online più popolare dell’estate.

Social network e fake news non preoccupano i genitori

Ragazzi molto più connessi dei propri genitori e spesso senza supervisione degli adulti – questo ormai non stupisce. Il dato più interessante va cercato piuttosto nel gap tra gli spauracchi dei giorni nostri e la percezione dei genitori: social network e fake news non fanno già più paura. Ma il dato è dovuto al superamento consapevole del problema o una mancanza di informazione da parte dei genitori? Ecco i risultati dell’Osservatorio di MyEdu sulla didattica digitale, appuntamento annuale con l’indagine condotta da FME Education nell’ambito del progetto MyEdu School.
L’indagine è stata condotta su un campione di 9.000 genitori di studenti delle scuole dell’obbligo italiane nel periodo da settembre 2017 a giugno 2018.

· Internet: il 5% dei genitori è online solo poche volte al mese
Se rapportato alla quotidiana lotta per il controllo dei “Giga”, alla spasmodica ricerca di connessioni Wi-Fi free o alla fobia di rimanere “senza campo”, questo dato risulta sorprendente. Eppure, mentre il 75% dei genitori è always on – sempre connesso -, c’è ancora uno zoccolo duro di genitori che accede a internet solo qualche giorno al mese: sono 5 su 100.

· Online con i genitori? Anche no!
La sicurezza in rete è un tema caldo, e lo è ancora di più quando si tratta di utenti minorenni. Non stupisce quindi che il 72% dei genitori accompagni i figli nella navigazione. Eppure, quasi la metà dei ragazzi in età scolare (47%) accede al web in autonomia – nella maggior parte dei casi per guardare video, cartoni animati e utilizzare i giochi online.
Man mano che i ragazzi crescono, acquisiscono indipendenza anche sul web. La propensione a lasciare usare internet ai propri figli senza supervisione è naturalmente proporzionale all’età: passiamo dal 23% al primo anno della primaria per arrivare all’84% al terzo anno della secondaria di primo grado.

· Largo alle attività educative
Il dato rilevante è che sono sempre di più i genitori che scelgono il web come risorsa per affiancare il proprio figlio in attività formative: se la metà vi dedica solo 3 giorni al mese, il 4% dichiara di svolgere attività didattiche online con i propri figli addirittura tutti i giorni, mentre il 33% più volte alla settimana.

· Social network e fake news non fanno più paura. Ma i “malintenzionati” sì!
Ciò che preoccupa i genitori è innanzitutto che i figli accedano a contenuti non adeguati alla loro età (43%). Ma ecco il dato forse più sorprendente dell’indagine: tra le mamme e i papà, solo una minima parte (9%) teme pericoli connessi al mondo dei social network, ma quasi 4 su 10 (36%) hanno paura che il proprio figlio o la propria figlia entrino in contatto con “malintenzionati”. Forse questa contraddizione dipende dal fatto che le dinamiche dei social media sono ancora avvolte in una nebulosa informativa per tanti genitori?
Un altro dato che fa emergere profonde riflessioni è che il fenomeno delle fake news non sembra preoccupare i genitori italiani: solo l’8% dei genitori percepisce il reale pericolo delle informazioni inattendibili trasmesse dal web, nonostante si tratti di un trend in crescita.

· Can you help me? A sorpresa inglese batte italiano e matematica
Non solo calcoli e tabelline: la disciplina per la quale papà e mamma chiedono più aiuto alla tecnologia è l’inglese! 4 genitori su 10 ritengono infatti che i propri figli abbiano bisogno di maggior supporto nello studio della lingua inglese, mentre la matematica si posiziona seconda con il 29% delle richieste e l’italiano sale sul terzo gradino del podio con il 27%.
Alle secondarie, oltre all’inglese, i genitori chiedono aiuto al web anche per la seconda lingua straniera: una richiesta espressa dal 7% degli intervistati.

· Il paracadute digitale per seguire meglio i propri figli nello studio? Portali online e app didattiche
Alla domanda “Che cosa vi potrebbe essere utile per seguirli al meglio nello studio?” la risposta è tutta tecnologica: sul primo gradino del podio troviamo un portale online con attività interattive e video lezioni (34%); le app didattiche si posizionano al secondo posto con il 25% delle preferenze; in terza posizione un ambiente chiuso e protetto (21%) dove i ragazzi possano navigare in sicurezza. Al quarto posto troviamo un sistema per monitorare le attività svolte e i traguardi raggiunti (14%); molto più bassi i voti per l’educatore di supporto, che guadagna solo il 6% delle preferenze.

Giornata di formazione a Modena con Google, Lenovo e Campustore

CampuStore, Google for Education e Lenovo annunciano una giornata gratuita di formazione rivolta a docenti, DS, DSGA e tecnici informatici di tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado. L’appuntamento è per martedì 29 maggio a Modena presso l’Istituto Mattarella.

Dopo un momento di presentazione, cui prenderanno parte le autorità locali, l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna – Servizio Marconi, il Dirigente scolastico dell’IC 3 Daniele Barca, Marco Berardinelli Responsabile Google for Education, il responsabile Education di Lenovo Guido Terni e il CEO di CampuStore Pierluigi Lanzarini, oltre ai formatori Google di CampuStore Academy, seguiranno laboratori operativi di approfondimento, rivolti a docenti e dirigenti scolastici, tenuti da formatori esperti e certificati da Google.

Dalla suite di prodotti G Suite for Education che fa della condivisione e della comunicazione i suoi asset di forza alla tecnologia dei Chromebook di Lenovo, i docenti potranno approfondire come integrare la tecnologia nelle lezioni quotidiane aiutando i ragazzi a sviluppare competenze che spaziano dalla collaborazione tra team al problem solving.

L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Daniele Barca, dirigente dell’Istituto comprensivo 3 di Modena che il 29 maggio ospiterà l’evento nella sede dell’Istituto Mattarella. La scuola, proprio quest’anno è stata coinvolta in un progetto pilota d’avanguardia, che prevede la sperimentazione congiunta di Chromebook Lenovo e servizi G Suite for Education in tutto l’Istituto.

Proteggiamo i vecchi: conviene!

E’ ormai documentato: le generazioni più giovani spendono gran parte del loro tempo online, ma non sono le sole a farlo. Gli utenti più maturi (dai 55 anni in su) stanno diventando sempre più digitali, facendo preoccupare il resto della famiglia per il fatto che non stiano prendendo le dovute precauzioni in fatto di sicurezza. Nonostante questo, con più della metà (56,5%) delle persone che non fa nulla per proteggere i propri familiari più senior, quindi, la preoccupazione non si sta trasformando in azioni pratiche, ottenendo come risultato il fatto di lasciare i nostri cari esposti a potenziali pericoli.

Le attività online continuano ad avere un’influenza sempre più importante sulle nostre vite di tutti i giorni, un dato di fatto che risulta vero sia per gli utenti più maturi, sia per le giovani generazioni. Secondo la ricerca condotta da Kaspersky Lab e da B2B International, la maggior parte (l’82,7%) degli utenti dai 55 anni in su accede a Internet da casa più volte al giorno e il 38,3% passa almeno 20 ore alla settimana online.

Infatti secondo i dati della ricerca condotta nella seconda parte del 2017, gli appartenenti a questa fascia di eta’ possiedono in media 4 dispositivi connessi per abitazione, inclusi due PC e due dispositivi mobili.

Nonostante i molti vantaggi offerti da questi livelli di connettivita’, gli altri membri della famiglia sono preoccupati del fatto che i loro parenti senior non stiano prendendo le precauzioni necessarie per proteggersi quando navigano: il 58,5% del campione teme per la sicurezza degli over 55 alle prese con il mondo digitale. Inoltre, il 36,3% degli internauti riporta che i loro parenti piu’ grandi sono stati colpiti da una minaccia online – ad esempio sono stati vittime di truffe su Internet (15,7%) o si sono imbattuti in malware o virus (29,9%) o sono stati spiati da software malevoli (45,5%). Osservando questi dati, questa paura sembra del tutto fondata.

In ogni caso, anche se i membri più senior della famiglia sono stati davvero colpiti da minacce alla sicurezza, questa preoccupazione sembra non trasformarsi in azioni pratiche e in supporto. Solo il 32,9% del campione intervistato ha installato una soluzione per la sicurezza online sui dispositivi dei loro parenti più ‘senior – e solo il 36,3% li informa sulle possibili minacce online. Più della meta’ (56,5%) non ha fatto nulla per aiutarli a proteggersi, aumentando potenzialmente il rischio, per loro, di incappare in un incidente legato alla cybersicurezza.

‘Gli utenti over 55 di Internet rappresentano un obiettivo vulnerabile e altamente redditizio per i cybercriminali, tanto da metterli nel mirino per azioni a base di malware, spyware e email scam – ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. ‘L’unico modo per combattere queste minacce in costante evoluzione è attraverso un mix che prevede maggiore vigilanza e l’installazione di un software di sicurezza efficace su tutti i dispositivi, inclusi quelli mobili. Questo contribuirà a tenere sotto controllo i rischi per la sicurezza e metterà i membri più anziani della famiglia al sicuro da eventuali, spiacevoli, disturbi digitali”.

Con le persone che oggi trascorrono così tanto tempo online e i rischi per la sicurezza informatica che diventano sempre più rilevanti, è necessario assicurarsi di essere protetti dalle ultime cyberminacce.

Not logging on, but living on

Iniziativa contro bullismo e cyberbullismo rivolta a studenti, docenti e genitori: #DIB–DisconnettiamoIlBullismo

#DIB-DisconnettiamoIlBullismo ha coinvolto adolescenti di età compresa tra i 13 e i 14 anni di sei istituti scolastici di istruzione secondaria inferiore e superiore del V Municipio di Roma, insegnanti e genitori.
Il progetto è nato con l’obiettivo di sensibilizzare e creare maggior consapevolezza sulle diverse forme di bullismo e cyberbullismo, sulle sue ricadute legali e sui pericoli della rete, e di migliorare la comprensione della natura degli atti di prevaricazione e di violenza, aprendo un nuovo canale di comunicazione fra scuola e famiglia, due istituzioni che hanno un ruolo cruciale nella lotta a un fenomeno in continua crescita.
Si stima che poco più del 50% (dato ISTAT) dei ragazzi fra gli 11 e i 17 sia stato vittima di bullismo e la gravità delle violenze subite è stata accresciuta negli ultimi anni dall’uso di internet e delle tecnologie digitali facilmente accessibili dai cellulari, che hanno reso minacce e offese anonime e ripetibili nel tempo.
L’iniziativa ha visto impegnate le psicologhe del Servizio Psicosociale della Croce Rossa Italiana, 24 volontari della Croce Rossa formati in materia, i volontari SAP e alcuni docenti universitari esperti in questa tematica.
Oltre 700 studenti sono stati coinvolti in incontri fondati sulla peer education e incentrati su attività interattive e partecipative, mirate a stimolare la comprensione degli atti di prevaricazione e violenza con l’ausilio di attività di gruppo, video, racconti, conversazioni guidate e libere. Prima e dopo gli incontri sono stati distribuiti dei questionari, tra i quali quello intitolato “Quanto conosco il Bullismo”, per ottenere la mappatura iniziale e quella finale delle conoscenze dei partecipanti e verificarne l’incremento, e il questionario di gradimento.
Al termine degli appuntamenti ogni gruppo è stato incaricato di produrre un elaborato grafico e uno slogan che racconta il bullismo e il cyberbullismo che sarà oggetto di successiva esposizione.
Oltre 120 docenti e 60 genitori hanno assistito a incontri informativi sulle tematiche condotti da figure professionali che hanno trattato la tematica del bullismo e del cyberbullismo da tre diverse prospettive: psicologica, informatica e legislativa, utili a definire e affrontare questi fenomeni sociali di grande attualità.
I docenti hanno dimostrato di conoscere le caratteristiche dei bulli e sono interessati ad approfondire gli aspetti legali e a ricevere maggiori indicazioni operative pratiche; i genitori hanno una conoscenza molto più superficiale del fenomeno e hanno richiesto che il materiale informativo fosse distribuito perché le informazioni restassero di facile accesso anche a casa.
“Se volete aiutarmi con il bullismo, per favore reagite con calma perché ho paura di ogni cosa in questi momenti e non voglio restare da solo”
Dalle risposte dei ragazzi sono emersi gli elementi più interessanti per inquadrare il fenomeno e individuare la strada per limitarlo. Gli studenti hanno apprezzato l’iniziativa e, allo scopo di migliorarla, hanno suggerito l’introduzione di vere testimonianze di bullismo e un maggior utilizzo di video per sensibilizzare in maniera più diretta.
I ragazzi si sono espressi sul ruolo che la famiglia e i genitori dovrebbero avere in questa circostanza.
Il contesto familiare è il luogo in cui nascono e si generano vittime e bulli; conoscere i meccanismi psicologici e le dinamiche può aiutare i genitori non solo a riconoscere precocemente i caratteri del bullismo ma anche ad individuare gli atteggiamenti opportuni da tenere o da evitare per sostenere i propri figli in un momento particolarmente delicato della loro vita.
Tra i messaggi più significativi rivolti agli adulti, emergono la richiesta di maggior comunicazione e ascolto per una comprensione più profonda dei problemi adolescenziali, la necessità di una presenza più costante e attenta da parte della famiglia e il non sottovalutare e ridimensionare le problematiche vissute dai giovani in un’età così delicata. Oltre a comprendere meglio le dinamiche legate al bullismo, soprattutto nelle sue forme più subdole che si concretizzano attraverso il web e gli strumenti tecnologici, i genitori sono chiamati a tornare a essere un saldo punto di riferimento per i propri figli e ad ascoltare senza giudicare, instaurando un rapporto che renda l’individuazione di eventuali problemi e la lotta al fenomeno più efficace.
Croce Rossa Italiana e SAP, entrambe interessate a sviluppare una cultura basata sui valori della diversità e dell’inclusività, hanno voluto esplorare le problematiche legate al bullismo e al cyberbullismo stimolando la consapevolezza sulle diverse forme di violenza e della loro diffusione in età adolescenziale, esortando alla costruzione di una sana, positiva e funzionale convivenza con la diversità. Oltre a sensibilizzare e informare ragazzi, genitori e docenti sulle caratteristiche di questi fenomeni e sui pericoli della rete, questa iniziativa ha permesso di promuovere modelli positivi di affettività e accettazione di sé e dell’altro, di attivare relazioni di solidarietà e di collaborazione, di migliorare la comprensione della natura degli atti di prevaricazione e di violenza agiti e subiti e di
responsabilizzare i ragazzi affinché diventino agenti di cambiamento nelle loro comunità, nella lotta e nella prevenzione di qualsiasi forma di violenza.
“Con l’evolversi delle tecnologie digitali e della comunicazione sui social network, familiari tra preadolescenti e adolescenti, il bullismo ha assunto forme pericolose che richiedono efficaci strumenti di sensibilizzazione, soprattutto nelle scuole”, ha commentato Carla Masperi, Chief Operating Officer di SAP Italia. “L’uso delle nuove tecnologie deve aiutare a integrare conoscenze, sviluppare competenze
e rispetto, rafforzare aspetti caratteriali e condividere valori positivi. Attraverso questo progetto e la collaborazione con Croce Rossa Italiana, SAP ribadisce il proprio impegno a migliorare la vita delle persone sia nella loro sfera professionale sia personale e ad aiutare i giovani a sviluppare il proprio carattere e acquisire strumenti per continuare ad apprendere in ogni situazione, in modo aperto e critico, accrescendo le competenze che li renderanno protagonisti nel mondo del lavoro di domani”.
“Gli episodi di bullismo e cyber-bullismo sono drammaticamente all’ordine del giorno, ma sono fenomeni a cui non ci dobbiamo abituare. Si deve partire dalla prevenzione ed è proprio per questo che ho accolto volentieri l’invito alla presentazione di questo progetto. Se la scuola e la famiglia sono di sicuro cruciali nel contrastare il bullismo, sono convinto che il volontariato e in primis i Giovani di Croce Rossa Italiana possano fare la differenza nel cambiare mentalità e avere un dialogo diretto con le giovani generazioni, abbattendo quel gap generazionale che spesso rappresenta uno dei problemi maggiori”, ha dichiarato il Presidente nazionale di Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

A sostegno dell’istruzione e a tutela della conoscenza

Acronis Foundation (foundation.acronis.com) creata in onore del 15° anniversario di Acronis e del principio fondatore dell’azienda che la causa di tutti i mali è la scarsa conoscenza, la Fondazione assicura il supporto a diverse iniziative destinate a stimolare l’istruzione per acquisire e tutelare la conoscenza.

La prima iniziativa è l’Acronis Schools Fund, una sovvenzione internazionale che andrà a finanziare la costruzione di 15 nuove scuole in comunità con servizi insufficienti in tutto il mondo nel corso dei prossimi tre anni.

L’apprendimento costante, la creazione e la tutela della conoscenza e il progresso tecnologico sono parte integrante del DNA di Acronis. Per questo Acronis è impegnata da tempo nella creazione e nella condivisione della conoscenza finanziando programmi di ricerca e di formazione tecnica nelle comunità in cui Acronis dispone di centri di ricerca e sviluppo. Per il suo 15° anniversario, è sembrato naturale ad Acronis ampliare questo impegno continuo.

John Zanni, il Presidente di Acronis, ha spiegato, “Acronis crede che la causa di tutti i mali sia la scarsa conoscenza. La conoscenza è sempre un valore positivo e ha il potere di portare nel mondo un cambiamento reale. Questa convinzione è uno dei componenti chiave di ciò che muove Acronis. L’azienda è stata creata per tutelare la conoscenza tramite la protezione di tutti i dati, le applicazioni e i sistemi nel mondo digitale moderno.”

Con l’Acronis Foundation, Acronis si impegna a finanziare programmi destinati a diffondere la conoscenza a nuovi destinatari in tutto il mondo.

L’UNESCO stima che più del 50% dei bambini a livello mondiale (oltre 617 milioni) non sia in grado di conseguire i livelli minimi di competenza nella lettura e nella matematica. Acronis ritiene che ogni bambino abbia il potenziale per imparare e intende fornire a ciascuno le competenze necessarie per acquisire la conoscenza e creare opportunità per se stessi e per la loro comunità. Come prima iniziativa, Acronis Schools festeggerà il 15° anniversario dell’azienda finanziando la costruzione di 15 scuole.

“La scuola è il luogo dove ha inizio il cammino della conoscenza e dove cominciano le opportunità”, ha dichiarato Jochen Berger, Direttore generale di Acronis Foundation. “La tecnologia è la lingua moderna delle opportunità, ma senza un’istruzione di base nessuno può impararla. Le scuole edificate dall’Acronis Foundation forniranno l’infrastruttura in cui gli studenti potranno acquisire le competenze didattiche per imparare la lingua della tecnologia necessaria per cogliere tali opportunità, a prescindere dalla loro estrazione sociale, economica o culturale.”

Acronis Schools collabora con i leader locali e con le organizzazioni no-profit per costruire scuole che soddisfino le esigenze esclusive della comunità. I progetti delle scuole sono attualmente in programma in America Latina, in Medio Oriente, nel Sud-est asiatico e nell’Africa sub-sahariana.

Mentre l’Acronis Foundation diffonde la conoscenza in tutto il mondo, si lascerà guidare da cinque valori chiave:

IMPEGNO – Il successo di ogni scuola verrà rilevato e verranno pubblicate relazioni continue sulle prestazioni della scuola e sull’impatto sulla comunità.
ATTENZIONE – Ogni centesimo speso dall’Acronis Foundation va a favore del progetto di costruzione delle scuole, mentre le spese amministrative sono a carico di Acronis.
RICONOSCIMENTO – I donatori meritano un riconoscimento per il contributo offerto; ogni scuola riporterà quindi il nome dei donatori, che sono invitati a partecipare alla cerimonia di apertura della scuola.
RESPONSABILITÀ – Si tratta di una donazione benefica con una garanzia soddisfatti o rimborsati. Se un donatore non è soddisfatto dopo l’inaugurazione della scuola, l’investimento gli verrà restituito.
TRASPARENZA – Le informazioni dettagliate su donazioni, spese, progetti e pagamenti saranno interamente consultabili per rassicurare i partner e il pubblico sul lavoro svolto.

Tutti fanno corsi di coding per ragazzi. E per i genitori e i nonni?

Mille ragazzi tra i 7 e i 14 anni in cinque città italiane (Roma, Milano, Torino, Genova e Padova) potranno apprendere le basi dello sviluppo software tramite i corsi di “coding” gratuiti in partenza a ottobre e realizzati da TAG Innovation School, la scuola dell’innovazione digitale di Talent Garden, e Poste Italiane, che sostiene l’alfabetizzazione digitale con particolare attenzione alle famiglie. Il progetto “Coding Generation” prevede una serie di corsi che si svolgeranno il sabato, a partire dal 14 ottobre, nei Campus di Talent Garden. I partecipanti saranno organizzati in due gruppi per fasce d’età (7-10 anni, 11-14 anni), per permettere a ogni partecipante di sperimentare divertendosi.
[…]
Il “coding”, cioè la programmazione informatica, è diventato la chiave per comprendere il mondo tecnologico che abitiamo, per passare da semplici consumatori di tecnologia a creatori, assumendo una maggiore consapevolezza nei confronti dell’economia digitale. Attraverso le potenzialità di tecnologie all’avanguardia come Scratch i partecipanti sperimenteranno la creazione di oggetti animati e interattivi per la realizzazione del loro primo dispositivo informatico. Partendo da questo obiettivo il progetto permette di applicare principi di matematica, scienze, fisica e geometria allo sviluppo di un software, apprendere in modo collaborativo i fondamenti dei meccanismi di logica e programmazione e sviluppare creatività, curiosità e capacità di lavorare in gruppo divertendosi.

Mi viene proprio da dire, CHE BELLO! tutti si stanno accorgendo della necessità del coding.

Tra i due paragrafi:
Alla formazione dei più giovani si affianca un Workshop dedicato ai genitori dei partecipanti in cui esperti di tecnologie digitali insegneranno come configurare sistemi di controllo parentale e come evitare che i figli accedano a contenuti inappropriati.

La soglia di età dei ragazzi che utilizzano internet e social media si è ulteriormente abbassata

“Abbiamo riscontrato che circa 90% dei ragazzi fra 9 e 13 anni (spesso in concomitanza della Prima Comunione) possiede uno smartphone e utilizza Whatsapp come sistema di messaggistica (cui si aggiunge Snapchat impiegato dal 20% dei ragazzi). Al più tardi dalla quinta elementare tutti dispongono di almeno un dispositivo abilitato alla navigazione (tablet/computer/mobile) e ogni classe (circa il 50% delle quinte, ma il 100% dalle prime medie) ha un gruppo privato su Whatsapp”, Mauro Ozenda incaricato da G DATA Italia di gestire l’iniziativa di formazione Cyberbullismo – 0 in condotta.
“In termini social, un buon 70% è iscritto a Instagram e il 20% a Facebook, ove pubblica informazioni riservate, tra cui dati anagrafici e recapiti, senza alcuna tutela”, continua Ozenda, che rileva altresì un’impennata nell’utilizzo della piattaforma di condivisione social Musical.ly dove i ragazzi pubblicano video “cantati” in playback o di persona della durata di quindici secondi.
“Sin da subito (dai 9 anni) viene garantito libero accesso internet a qualsiasi contenuto, su qualsiasi potenziale piattaforma.”

A livello giuridico, gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne ma capace di intendere e di volere rientrano nella responsabilità civile dei genitori. Non esercitare una vigilanza volta a prevenire e correggere comportamenti inadeguati è una violazione dei doveri concernenti l’esercizio della potestà, in quanto tale sanzionabile. Per quanto riguarda gli insegnanti invece, gli stessi incorrono in una multa da 30 a 516 euro “quando omettono o ritardano di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che riferisca alla prima, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni” (art. 361 c.p.).