Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Mi ricordo quando si parlava di digital divide e di come sembrasse invalicabile il problema economico. Dal mio punto di vista il reale problema non è mai stato di acquisizione della tecnologia o di utilizzo ma di comprensione.
E’ vero che esistono zone del mondo dove non arriva la corrente elettrica e la povertà è tale che diventa impensabile acquisire tecnologia. Ma è vero che la tecnologia dismessa in luoghi predisposti potrebbe essere utilizzabile da quasi tutti (ad es un pc dismesso in una chiesa, in una moschea, in un luogo pubblico).

Considerando i paesi che possono utilizzare la tecnologia ed analizzando l’utilizzo relativo delle persone quello che emerge sempre più è un nuovo digital divide sempre più netto. Gli adulti, se non lo fanno per lavoro, pensano di essere poco avvezzi alla tecnologia rispetto alle nuove generazioni.
Le nuove generazioni si sentono tecnologhe ma spesso sono solo degli ottimi utilizzatori.
Inoltre le nuove generazioni spesso non sanno usare i computer ma solo gli smartphone e degli smartphone poche app (giochi, fb, whatsapp, instagram, snapchat e poco altro).
La tecnologia, se è sempre più semplice da utilizzare, è sempre più complessa per quello che nasconde e sempre meno persone sono in grado di capire cosa si nasconde dietro.
In Italia si pensa che studiare la storia sia un valido metodo per conoscere il futuro, ma questo valido ragionamento sembra non valere per la tecnologia: non esiste nella nostra cultura la storia della tecnologia né qualcuno che sia in grado di spiegarla semplicemente.
I linguaggi di programmazione sono complessi, richiedono scelte complesse e molto tempo per impararli con il rischio che poi si rivelino scelte “fuori mercato” (pensiamo ad es al pascal, al fortran, …).

La soluzione c’è: nonni, genitori e figli dal punto di vista della programmazione sono allo stesso livello (livello zero) e tramite la programmazione visuale possono fare un nuovo salto in avanti contro il digital divide!
Program or be programmed.

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