Se date pad ai vostri bambini non lo fate per il loro bene

Mi ricordo l’impatto come genitore quando entrando nei locali, soprattutto pizzerie, vedevo genitori da una parte che chiaccheravano e bambini dall’altra con pad che giochicchiavano e guardano video e film (oggi lo scenario è ulteriormente cambiato, i genitori non chiaccherano e guardano i rispettivi smartphone).
Per me era evidente: il dare pad ai bambini non era per il loro bene ma per l’egoismo dei genitori, non era per dare maggiori possibilità ai propri figli ma per creare momenti di tranquillità per i genitori.
Come padre tecnologico ho vietato (e sto vietando) pad e smartphone alle mie figli fino alle superiori. Comunque in una camera vi sono computer sempre connessi ad internet che possono utilizzare per motivi scolastici e raramente per divertimento.

Per anni le mie figlie erano viste come retrograde ed io e mia moglie come genitori che non capivano le opportunità che facevamo perdere ai nostri figli.

Oggi non si fa altro che parlare di cyberbullismo e di problemi legati all’abuso dell’utilizzo di connessione.

Inoltre ricerche iniziano ad affermare frasi per me da sempre scontate come “Bambini, troppo ipad può causare ritardo del linguaggio”

Insegnamo a programmare per sfruttare la tecnologia!

Non buttare via il tuo vecchio computer, gioca ad installare Linux

20 – 25 anni fa feci fare la prima installazione aziendale di un server linux in Eni.
In Eni avevamo una marea di unix (solaris, aix, hpux, …) ed intravvedevo in linux uno standard per i vari dialetti unix.
Inoltre mi piaceva la filosofia del software libero ed ho partecipato a molti linux day.
Ho però sempre criticato la complessità, il non essere pensato per utenti semplici fruitori ma veri nerd.
Per questa ragione sui miei client ho sempre installato windows facendo inorridire i guru linux.
Oggi le cose sono molto cambiate, linux è anche client e ovunque. Android è un “linux”, negli apparati di rete spesso vi sono dei linux, nei sistemi IoT vi saranno soprattutto linux.
Oggi linux non è più solo server ma è anche client.
Questo per dire: non buttate via il vostro vecchio computer, giocate ad installare un linux. Non fate l’errore di farlo partire da chiavetta senza installarlo, dire che non vi piace e non usarlo più.
Installatelo cancellando tutti i vostri dati ed utilizzatelo come se fosse solo cloud, come fosse un Chrome OS o il prossimo Windows cloud.
Io ho fatto così, ho installato come browser chromium ed ora con il mio google account, gmail e drive ho un computer cloud veloce con le stesse cose che potrei utilizzare da qualsiasi piattaforma.
Volete poter lavorare anche se non c’è la connessione ad internet? LibreOffice dovrebbe già essere installato. Non è office, non è drive ma potete lavorare e poi importare il semilavorato in altri strumenti per fare i ritocchi.

Non buttare via il tuo vecchio computer, gioca ad installare Linux!

Cyber Boh evento bolognese sulla cultura internet

Anche se penso che l’unico modo per comprendere appieno la tecnologia sia imparare la programmazione e non “perdere tempo” con i programmi, segnalo Cyber Boh, importante evento bolognese sulla cultura internet che si svolgerà il 12/13 maggio 2017.

Numerose le motivazioni che hanno spinto G DATA, Unijunior e Leo Scienza a lanciare “Cyber boh”, tra cui la ormai conclamata necessità di sensibilizzare e approfondire temi sensibili per i nativi digitali, per i loro genitori e insegnanti unitamente al fatto che, a livello nazionale, siano ancora troppo poche le attività di alfabetizzazione condotte con scuole e famiglie. Motivi per cui G DATA ha accolto con entusiasmo l’iniziativa di Unijunior e Leo Scienza, come conferma Giulio Vada, Country Manager di G DATA Italia e Presidente di Assintel Emilia Romagna.

“Siamo molti lieti di affiancare entrambe le organizzazioni nella divulgazione di informazioni corrette su come tutelare al meglio le attività condotte online e l’identità digitale dei più giovani” commenta Vada. “Siamo certi che il connubio tra il nostro know-how come produttore di soluzioni per la sicurezza IT e l’esperienza di Unijunior e Leo Scienza nel rapporto con gli istituti scolastici e le famiglie sia una ricetta vincente”.
“Alla sua prima edizione, Cyber boh è un’iniziativa educativa gratuita che speriamo di poter ripetere su base annuale” commenta Guidetti. “Articolato su due giorni Cyber boh è un evento di ampio respiro che vede già coinvolti numerosissimi istituti scolastici. Oltre 700 tra allievi e insegnanti hanno già confermato la propria presenza a Cyber boh, confidiamo di poter incontrare altrettante famiglie”.

Richiesta di professionisti capaci di analizzare e gestire grandi quantità di dati

I Big Data occupano un posto di rilievo nell’agenda di molte aziende. Una grande opportunità dal punto di vista occupazionale che, secondo i consulenti di Hays, una delle società leader nel recruiting specializzato, nei prossimi mesi si concretizzerà in un incremento della richiesta di professionisti capaci di analizzare e gestire grandi quantità di dati.

Questa la classifica delle 10 figure professionali sui cui si concentreranno le attenzioni dei recruiter nel 2017.

1.Data Scientist
In America è già considerato il lavoro numero 1 e ci sono varie scuole di pensiero su quale sia la vera definizione di Data Scientist. Sicuramente è un professionista con un background accademico molto forte (Master o Dottorato di Ricerca) in discipline quali Statistica, Matematica, Fisica o Economia e profonde conoscenze di Data Mining e Machine Learning. Un bravo Data Scientist è in grado di indentificare e risolvere problemi altamente complessi legati al business, utilizzando tool di analisi avanzati tra cui programmi di statistica come Python, R o Spark. Quest’analisi gioca infatti un ruolo centrale nel processo decisionale fornendo alle aziende gli strumenti necessari per affrontare con successo sfide sempre più complesse.

2.Data Architect
Lavorare all’interno dello scenario dei Big Data è una cosa, costruire una struttura dati complessa è un’altra! Dalla definizione dello storage alla progettazione di un’infrastruttura per la gestione di dati non strutturati, un bravo Data Architect è capace di dare vita a soluzioni di successo per affrontare al meglio lo scenario dei Big Data.

3.Insight Analyst
Benché la loro denominazione cambi da azienda a azienda, è innegabile che la domanda di analisti tecnicamente competenti, capaci di creare insight dettagliati, sia cresciuta in modo esponenziale. Lavorando fianco a fianco alle divisioni marketing e prodotto, gli insight analyst utilizzano strumenti di analisi statistica per ricavare, da grandi quantità di dati, informazioni a supporto delle strategie di acquisizione e fidelizzazione dei clienti. Dal punto di vista tecnico, gli insight analyst hanno competenze su uno o più strumenti di analisi statistica come SQL, SAS e SPSS. Tuttavia molte aziende sono sempre più interessate al contributo che i linguaggi di programmazione Phyton e R possono fornire in tema di profondità dell’analisi.

4.Big Data Engineer
Come detto precedentemente, il data engineer possiede le competenze per raccogliere, archiviare e lavorare i dati di un’azienda per facilitarne l’analisi. Inizialmente questo prevedeva l’utilizzo di database relazionali per gestire dati archiviabili sotto forma di tabelle ma, con l’avvento dei Big Data, le strutture tradizionali per la gestione dei dati non sono più sufficienti. Per questo la figura del Big Data Engineer è chiamata a realizzare e amministrare strutture in grado di gestire quantità di dati ampie e complesse attraverso database NoSQL come MongoDB. Molte aziende utilizzano il framework Hadoop insieme a strumenti avanzati come Hive, Pig e Spark, ma le infrastrutture per la gestione dei Big Data sono davvero numerose.

5.Sviluppatori Software
Non nasce propriamente come professione digital, ma il boom dei Big Data ha portato a un considerevole aumento delle aziende che realizzano applicazioni web-based. Ormai infatti è prassi combinare i tradizionali tool per lo sviluppo di software come Javascript, C# e PHP con framework basati sul linguaggio Python come Django, Pyramid o Flask.

6.Esperti in visualizzazione
Con il boom delle dashboard e degli strumenti di visualizzazione dei dati, sono sempre più richiesti sviluppatori che abbiano competenze anche nell’utilizzo di piattaforme di analisi dati come Tableau, Qlikview/QlikSense, SiSense and Looker. Stanno ottenendo inoltre grande riconoscimento professionisti con esperienza nell’uso di tool quali d3.js per la creazione di visualizzazioni interattive e di browser web.

7.Sviluppatore BI
Lo sviluppatore Business Intelligence, nella sua forma più semplice, costruisce strutture di dati complesse, partendo dal data storage e arrivando a produrre report e dashboard. Un tempo prerogativa delle divisioni finance e commerciale, la business intelligence costituisce oggi un comparto a sé con sviluppatori che hanno come obiettivo principale proprio la realizzazione di dashboard pronte all’uso per facilitare il compito dei manager che, in questo modo, possono ottenere informazioni chiave sulle performance aziendali al fine di rivederle e migliorarle.

8.Data Engineer
Nel mondo dei Big Data, per poter procedere con l’analisi, la priorità è sicuramente l’organizzazione del flusso di dati. La Business Intelligence e la Data Science non possono prescindere dall’avere a disposizione strutture di dati ben organizzate e pronte all’uso ottenute anche attraverso l’impiego di tool di gestione come SQL Server, Oracle e database SAP. Un professionista esperto nella gestione di dati e processi ETL (Estrazione, Trasformazione e Caricamento) rappresenta un must per molte aziende.

9.Campaign Analyst/CRM Analyst
Programmi fedeltà, strumenti di web analytics, Internet of Things (IOT) hanno portato ad un consistente flusso di dati sui comportamenti dei consumatori online che le aziende utilizzano sempre di più a sostegno delle loro strategie di crescita. Le divisioni marketing, in particolare, sono chiamate ad eleborare campagne sempre più mirate che tengano conto di questi dati. I campaign analysts sfruttano le loro competenze nell’utilizzo di Excel e di strumenti per l’analisi di dati come SQL per fornire una fotografia dettagliata dei consumatori, permettendo così alle campagne di digital marketing di raggiungere il corretto target audience. Se a ciò si aggiunge poi l’utilizzo di software per la gestione delle campagne come Adobe Campaigns, le aziende possono assicurarsi che le loro strategie marketing colpiscano nel segno andando a soddisfare i bisogni reali del mercato di riferimento.

10.Chief Data officer (CDO)
Per tutte le società che mirano a ottenere il massimo rendimento dal potenziale dei Big Data, nominare un Chief Data Officer è fondamentale. Il numero di questi professionisti è passato da soli 400 nel 2014 a oltre 1000 nel 2015 e si stima che per il 2019 il 90% delle grandi aziende avrà un Chief Data Officer. Il ruolo del CDO è variegato e complesso e comprende un ventaglio di competenze tra cui data infrastructure, data governance, data security, business intelligence, analisi degli insight e analisi avanzata. Questa figura professionale non solo deve essere tecnicamente competente, ma deve anche essere in grado di capire e guidare gli obiettivi aziendali e i processi di cambiamento a livello manageriale per allinearsi al business plan della compagnia.

Evviva le ECDL (Patente Europea del Computer)!

I floppy

Quando dai in mano ad un bambino una scheda perforata e gli chiedi cos’è? a cosa serviva?. La gira e la rigira e difficilmente riesce a darti una risposta plausibile, ed è comprensibile. Sicuramente non ha mai visto niente di simile e nemmeno strumenti a carta perforata o a rullo. Spesso anche gli insegnanti non sanno rispondere.
E per i floppy?
Devo ancora sperimentarlo. Immagino che soprattutto con i più vecchi in cartone da 8 pollici le risposte possano essere simili.
Sono invece sicuro che nel caso di vecchi nastri da sala macchine le risposte possano essere più azzeccate vista la somiglianza con le musicassette.
Nelle fotografia (wikipedia) floppy da 8, 5¼ e 3½ pollici.

Che ci azzecca la matematica col calcio?

Che ci azzecca la matematica col calcio? Forse poco ma mi sembra molto interessante questa iniziativa napoletana che cerca legami tra calcio e matematica (la matematica è la base di ogni materia scientifica e soprattutto della programmazione)
Coinvolte: matematiciperlacitta.org fondazionecannavaroferrara.it e Arci Scampia

La soglia di età dei ragazzi che utilizzano internet e social media si è ulteriormente abbassata

“Abbiamo riscontrato che circa 90% dei ragazzi fra 9 e 13 anni (spesso in concomitanza della Prima Comunione) possiede uno smartphone e utilizza Whatsapp come sistema di messaggistica (cui si aggiunge Snapchat impiegato dal 20% dei ragazzi). Al più tardi dalla quinta elementare tutti dispongono di almeno un dispositivo abilitato alla navigazione (tablet/computer/mobile) e ogni classe (circa il 50% delle quinte, ma il 100% dalle prime medie) ha un gruppo privato su Whatsapp”, Mauro Ozenda incaricato da G DATA Italia di gestire l’iniziativa di formazione Cyberbullismo – 0 in condotta.
“In termini social, un buon 70% è iscritto a Instagram e il 20% a Facebook, ove pubblica informazioni riservate, tra cui dati anagrafici e recapiti, senza alcuna tutela”, continua Ozenda, che rileva altresì un’impennata nell’utilizzo della piattaforma di condivisione social Musical.ly dove i ragazzi pubblicano video “cantati” in playback o di persona della durata di quindici secondi.
“Sin da subito (dai 9 anni) viene garantito libero accesso internet a qualsiasi contenuto, su qualsiasi potenziale piattaforma.”

A livello giuridico, gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne ma capace di intendere e di volere rientrano nella responsabilità civile dei genitori. Non esercitare una vigilanza volta a prevenire e correggere comportamenti inadeguati è una violazione dei doveri concernenti l’esercizio della potestà, in quanto tale sanzionabile. Per quanto riguarda gli insegnanti invece, gli stessi incorrono in una multa da 30 a 516 euro “quando omettono o ritardano di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che riferisca alla prima, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni” (art. 361 c.p.).

Il mio secondo articolo EPALE: Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Questo l’articolo approvato e pubblicato in EPALE:

Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Mi ricordo quando si parlava di digital divide e di come, tra i vari problemi, sembrasse invalicabile quello economico. Dal mio punto di vista il reale problema non è mai stato di acquisizione o di utilizzo della tecnologia ma di comprensione.

E’ vero che esistono zone del mondo dove non arriva la corrente elettrica e la povertà è tale che diventa impensabile acquisire tecnologia. Ma è altrettanto vero che la tecnologia dismessa in luoghi predisposti potrebbe essere utilizzabile da quasi tutti (ad esempio un pc dismesso in una chiesa, in una moschea, in un luogo pubblico).
Considerando i paesi in grado di utilizzare la tecnologia ed analizzandone l’utilizzo da parte degli utenti, trovo che emerga un nuovo digital divide che diventa sempre più netto.
Gli adulti, se non lo fanno per lavoro, pensano di essere poco avvezzi alla tecnologia rispetto alle nuove generazioni.
Per contro, le nuove generazioni si sentono tecnologhe ma spesso sono solo ottime utilizzatrici. Inoltre, spesso non sanno usare i computer ma solo gli smartphone e degli smartphone solo poche app (giochi, fb, whatsapp, snapchat e poco altro).

La tecnologia, se è sempre più semplice da utilizzare, è sempre più complessa per quello che nasconde e sempre meno persone sono in grado di capire cosa si nasconda dietro.

In Italia si pensa che studiare la storia sia un valido metodo per conoscere il futuro, ma questo valido ragionamento sembra non valere per la tecnologia: non esiste nella nostra cultura la storia della tecnologia né qualcuno che sia in grado di spiegarla semplicemente.

I linguaggi di programmazione sono complessi, richiedono scelte complesse e molto tempo per impararle con il rischio che poi si rivelino scelte “fuori mercato” (pensiamo ad esempio al pascal, al fortran, …).
La soluzione c’è: nonni, genitori e figli dal punto di vista della programmazione sono allo stesso livello (livello zero) e tramite la programmazione visuale possono fare un nuovo salto in avanti contro il digital divide!

Program or be programmed.

Gli insegnanti devono “fare la spia” – art. 361 c. p.

L’insegnante, come pubblico ufficiale, incorre in una multa da 30 a 516 euro quando omette o ritarda di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che riferisca alla prima, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni (art. 361 c.p.).

solo quando il pubblico ufficiale sia in grado di individuare, con sicurezza, gli elementi di un reato, mentre, qualora egli abbia il semplice sospetto di una possibile futura attività illecita, deve, ricorrendone le condizioni, semplicemente adoperarsi per impedire l’eventuale commissione del reato ma non è tenuto a presentare denuncia.

Oggi il mio primo articolo EPALE: è diverso insegnare la tecnologia ai bambini e agli adulti?

Questo l’articolo approvato e pubblicato in EPALE:

E’ diverso insegnare la tecnologia ai bambini e agli adulti?

I nativi digitali sono da genitori e nonni considerati “geni digitali“.

Sicuramente sono degli utilizzatori istantanei, in pochi istanti capiscono l’interfaccia, il front end, e si muovono semplicemente. Analizzando però il loro utilizzo si capisce subito che spesso conoscono poco di cosa si nasconde dietro, il back end. Molti utilizzano solo gli smartphone e non sanno usare i computer e degli smartphone conoscono solo poche app, generalmente whatsapp, snapchat, instagram e qualche videogioco. I più grandi anche facebook e messanger.
Molti adulti non sanno utilizzare queste app e anche se dovessero imparare ad utilizzarle ne farebbero un utilizzo ridotto nel tempo e nelle modalità.

Ma questo significa conoscere e capire la tecnologia?

La parola d’ordine nella formazione tecnologica da qualche anno è coding, seguita spesso da program or be programmed, nel senso di impara a conoscere la lingua della tecnologia (la programmazione) o rischierai di venir programmato.
La programmazione si è evoluta ed oggi si può programmare senza saper programmare. Ovvero si possono utilizzare i linguaggi visuali (i più famosi sono snap e scratch sviluppati da Berkely e dal MIT). I linguaggi visuali permettono in mezz’ora di gioco di programmare facendo muovere personaggi in un programma o in un videogioco o un robot. Uno speciale linguaggio visuale permette di creare app android.
Attività che con le vecchie modalità richiedevano anni di studio per conoscere i linguaggi, le librerie, come passare i parametri, etc etc.

Un linguaggio visuale non permette di conoscere un vero linguaggio di programmazione ma permette a tutti (bambini, genitori e nonni) di capire cos’è la programmazione, capire cos’è un algoritmo e la necessità di utilizzarlo prima di programmare, la necessità dei cicli, di se … allora (if then), di scorporare parti di programma.

Un linguaggio visuale non permette di conoscere la tecnologia ma di approcciarla in modo diverso, senza paura e di approfondirla.

Se come italiani in ogni materia studiamo il passato per conoscere il presente e intuire il futuro questo non vale per tutte le materie scientifiche e soprattutto la tecnologia.

In un mio recente laboratorio Il gioco del robot-plotter, realizzato per bambini delle elementari, ma interessantissimo per gli insegnanti ed alcuni nonni presenti, ho fatto una breve panoramica dell’evoluzione tecnologica facendo toccare le schede perforate, facendo capire la differenza tra wired e wireless, tra connessione diretta e tramite internet, spiegando il segreto di alcune parole che costituiranno il nostro futuro: cloud, IoT, AI ed ovviamente robot.
Facendo capire che se per noi disegnare può sembrare naturale, anche il disegno geometrico, se lo si deve spiegare a qualcuno, a qualcuno che non ha le nostre conoscenza, ad un robot, gli si dovrebbe spiegare gli assi cartesiani, l’origine, come andare in un punto e come da quel punto tracciare una riga.

Tutto quello che sappiamo e diamo per scontato avviene grazie al concetto del nano sulle spalle del gigante.

Solo la programmazione ci può dare il giusto modo di approcciare, per cercare di capire, la tecnologia e per evitare abusi e quindi insegnare anche un uso consapevole.