Ho provato Snap evoluzione di Scratch

Snap-logoAl momento sono interessato ad approfondire la programmazione visuale (Visual Programming Language V.P.L.). Sto guardando, provando cosa esiste per fare delle scelte accurate.
Dopo aver provato Scratch, sviluppato al MIT, sto provando Snap!, sviluppato a Berkeley.
Snap! è una sorta di evoluzione di Scratch che permette la creazione di moduli propri (Build Your Own Blocks).

snap.berkeley.edu

La scuola, il code, le aziende italiane e non

Sembra che la parola d’ordine sia code nelle scuole.
Ma le scuole, soprattutto quelle italiane fanno ancora fatica a recepirlo.
Le aziende italiane iniziano ora, ad es. mi piace citare il progetto Reply Code for kids o quello Fastweb FastUP School.
Negli US tutti, ma proprio tutti, stanno spingendo sulla necessità si insegnare la programmazione nelle scuole.
“Everybody in this country should learn how to program a computer … because it teaches you how to think”
Steve Jobs

Il mio primo progetto Scratch: una girandola

Scratch è un progetto di programmazione visuale del MIT.
Apprezzo la sua potenza, per fare le stesse cose con un normale linguaggio di programmazione, se non si hanno librerie ad hoc, può rivelarsi un’esperienza infinita.
Apprezzo la sua semplicità, con dei semplici moduli grafici si riesce a fare programmazione senza una riga di codice.
Apprezzo il suo aspetto social, il progetto si può condividere semplicemente nella comunità, recuperare il codice embed, …
Apprezzo l’approccio nano sulle spalle del gigante, di ogni programma si possono vedere i moduli di costruzione ed ogni progetto può diventare il punto di partenza per un nuovo progetto.

Non apprezzo che non si capisca niente di programmazione. La programmazione è un linguaggio con delle regole. E’ come se per imparare una lingua ti dicessero: guarda tutto il giorno la televisione vedrai che la impari. VERO ed anche con semplicità e piacere ma
non la saprai scrivere!
non conoscerai mai le regole grammaticali che si nascondono dietro e di conseguenza la parlerai sempre come un bambino delle elementari.

Per ogni cosa esistono scorciatoie, ma la strada più lunga, nel tempo, spesso si rivela la migliore.

girandola Scratch
girandola Scratch
P.S. Dimenticavo il progetto Scratch della girandola.
I moduli nell’immagine vanno così letti:
Inizia quando si clicca la bandierina verde
ripeti fino a quando – il tasto spazio viene premuto
ruota in senso orario di 5 gradi l’immagine

Caricando l’immagine di una girandola, girerà se si clicca la bandierina, si fermerà se si clicca la barra spaziatrice.

scratch.mit.edu/projects/94071570/

Qualcuno sa (knowledge divide ex digital divide)

Più di dieci anni fa si parlava di digital divide, esiste ancora, più forte di prima, ma si sta sposando soprattutto nel knowledge divide. La tecnologia costa sempre meno e comprarla spesso non è più un problema. Anche le connessioni con il wireless spesso si trovano. Per assurdo oggi è più complesso trovare l’alimentazione elettrica.
Ma la conoscenza è il vero problema.
C’è chi sa e chi non sa, chi sa trovare e chi non sa trovare, chi sa leggere e chi non sa leggere, chi sa capire e chi non sa capire, …
A me piace leggere il problema in ottica positiva: qualcuno sa.

Se trovi uno che sa, nel settore che ti serve, attaccati come una cozza, prosciugalo, fai tua la sua esperienza.

Questo sito si propone di essere fonte da essere prosciugata.
Ovviamente non solo attraverso il mio sapere, ma il nostro sapere. Questo sito vorrebbe diventare un sito di condivisione della conoscenza, condivisione delle esperienze.
Fatevi avanti!
info (@) pivari.com

In Italia non si è mai capita l’importanza della programmazione e del programmatore

In Italia non si è mai capita l’importanza della programmazione e del programmatore.
In Italia se una persona scrive libri è una persona importante, se scrive programmi è uno strano (per non dire un cretino) e questo anche a livello aziendale.
La cosa assurda è che in un mondo dove l’unica cosa che conta è il denaro e dove le persone più ricche al mondo sono tutti ex programmatori mi viene il dubbio che in Italia si sia capito ben poco.

Più di quindici anni fa in tutte le scuole indiane si insegnava il basic. Sarà un caso che tutte le aziende al mondo che sviluppano software hanno anche sedi in India e che lì vi siano tra i migliori sviluppatori al mondo.

Ora sembra che anche nelle scuole italiane si inizi a capire che bisogna insegnare la programmazione.
Ma non la programmazione vera, quella difficile. La programmazione visuale, quella dove del codice non vedi nemmeno una riga, quella che poi quando vi sono i problemi reali è impossibile risolverli a meno che qualcuno non aggiunga un nuovo modulo visuale pensato per risolvere il tuo problema reale senza farti vedere il codice.

Spero sia la strada giusta. La proverò e ve ne parlerò.