La scuola e gli alunni giapponesi: il sistema educativo giapponese

Fin da bambino ho praticato Judo e mi sono scontrato ed apprezzato la cultura giapponese.
Oggi mi sono imbattutto in questo video, probabilmente da prendere con le pinze, ma sicuramente interessante per cercare di capire una mentalità completamente diversa da quella occidentale, la loro scuola e il sistema educativo giapponese.

100% iscritti nel ciclo di scuole obbligatorie, 0% di analfabetismo, 96% di iscrizione alle scuole superiori (100% nelle città).
Ragazzi: solo una pettinatura.
Ragazze: non possono truccarsi, depilarsi le gambe e truccarsi.
Per tutti la divisa (pulita e stirata) e non possono alterarla e devono indossarla anche fuori dalla scuola.
E’ vietato avere relazioni sentimentali.
I ragazzi devono mangiare in classe con gli insegnanti e fare le pulizie. Devono mangiare quello che c’è e sono obbligati a finire tutto.
Il lavoro caparbio è più importante del talento. Ogni persona ha qualcosa da offrire anche se non è talentuosa o intelligente.
Chirurgia estetica per avere i denti disordinati come bellezza infantile.

E chi non riesce a reggere questi ritmi?
Malattia del diploma, giovani adulti rinchiusi in casa e isolati da tutti (hikikomori), incesto madri e figli (eccesso del fenomeno kyōiku mama), rapporti professori alunni, il maggior numero di suicidi giovanili, …

Inserire il coding nella scuola: la richiesta di Tim Cook a Donald Trump

Inserire il coding nella scuola: la richiesta di Tim Cook di Apple a presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Secondly, totally unrelated, but something I feel very passionate about: coding should be a requirement in every public school. We have a huge deficit in the skills that we need today, versus the skills that are there, and we’re trying to do our part or, hopefully, more than our part in doing that. But I think leadership from government is also key.

Il mio secondo articolo EPALE: Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Questo l’articolo approvato e pubblicato in EPALE:

Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Mi ricordo quando si parlava di digital divide e di come, tra i vari problemi, sembrasse invalicabile quello economico. Dal mio punto di vista il reale problema non è mai stato di acquisizione o di utilizzo della tecnologia ma di comprensione.

E’ vero che esistono zone del mondo dove non arriva la corrente elettrica e la povertà è tale che diventa impensabile acquisire tecnologia. Ma è altrettanto vero che la tecnologia dismessa in luoghi predisposti potrebbe essere utilizzabile da quasi tutti (ad esempio un pc dismesso in una chiesa, in una moschea, in un luogo pubblico).
Considerando i paesi in grado di utilizzare la tecnologia ed analizzandone l’utilizzo da parte degli utenti, trovo che emerga un nuovo digital divide che diventa sempre più netto.
Gli adulti, se non lo fanno per lavoro, pensano di essere poco avvezzi alla tecnologia rispetto alle nuove generazioni.
Per contro, le nuove generazioni si sentono tecnologhe ma spesso sono solo ottime utilizzatrici. Inoltre, spesso non sanno usare i computer ma solo gli smartphone e degli smartphone solo poche app (giochi, fb, whatsapp, snapchat e poco altro).

La tecnologia, se è sempre più semplice da utilizzare, è sempre più complessa per quello che nasconde e sempre meno persone sono in grado di capire cosa si nasconda dietro.

In Italia si pensa che studiare la storia sia un valido metodo per conoscere il futuro, ma questo valido ragionamento sembra non valere per la tecnologia: non esiste nella nostra cultura la storia della tecnologia né qualcuno che sia in grado di spiegarla semplicemente.

I linguaggi di programmazione sono complessi, richiedono scelte complesse e molto tempo per impararle con il rischio che poi si rivelino scelte “fuori mercato” (pensiamo ad esempio al pascal, al fortran, …).
La soluzione c’è: nonni, genitori e figli dal punto di vista della programmazione sono allo stesso livello (livello zero) e tramite la programmazione visuale possono fare un nuovo salto in avanti contro il digital divide!

Program or be programmed.

In estate si imparano le STEM o si insegnano le STEM: Campi estivi di scienze, matematica, informatica e coding

Il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio che ha stanziato soldi per l’attuazione dell’iniziativa “IN ESTATE SI IMPARANO LE STEM – Campi estivi di scienze, matematica, informatica e coding” con l’obbiettivo di promuovere la cultura scientifica tra le studentesse e gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Sarebbe bello in estate insegnare le STEM a quei pochi fortunati studenti che in estate potranno imparare le STEM nei campus che si attiveranno in tutta Italia!

Impariamo a programmare per conoscere la tecnologia

Venerdì 17 marzo, durante Pi Greco Rovigo, la mattina vi saranno due laboratori con le scuole medie, dal titolo
Impariamo a programmare per conoscere la tecnologia Il gioco del robot-plotter
Dopo una breve introduzione per far capire che dietro ogni oggetto si nasconde e si nasconderà un computer (IoT), emergerà la necessità di comprendere come interagire non solo nella parte visibile (frontend) ma anche in quella nascosta (programmazione).
Tramite il semplice gioco del robot-plotter impareremo cosa significa programmare e realizzeremo il nostro primo programma visuale (snap o scratch) scrivendo MUVIG.
https://scratch.mit.edu/projects/127972360/

Da utilizzatori tecnologici a programmatori

Mi ricordo quando si parlava di digital divide e di come sembrasse invalicabile il problema economico. Dal mio punto di vista il reale problema non è mai stato di acquisizione della tecnologia o di utilizzo ma di comprensione.
E’ vero che esistono zone del mondo dove non arriva la corrente elettrica e la povertà è tale che diventa impensabile acquisire tecnologia. Ma è vero che la tecnologia dismessa in luoghi predisposti potrebbe essere utilizzabile da quasi tutti (ad es un pc dismesso in una chiesa, in una moschea, in un luogo pubblico).

Considerando i paesi che possono utilizzare la tecnologia ed analizzando l’utilizzo relativo delle persone quello che emerge sempre più è un nuovo digital divide sempre più netto. Gli adulti, se non lo fanno per lavoro, pensano di essere poco avvezzi alla tecnologia rispetto alle nuove generazioni.
Le nuove generazioni si sentono tecnologhe ma spesso sono solo degli ottimi utilizzatori.
Inoltre le nuove generazioni spesso non sanno usare i computer ma solo gli smartphone e degli smartphone poche app (giochi, fb, whatsapp, instagram, snapchat e poco altro).
La tecnologia, se è sempre più semplice da utilizzare, è sempre più complessa per quello che nasconde e sempre meno persone sono in grado di capire cosa si nasconde dietro.
In Italia si pensa che studiare la storia sia un valido metodo per conoscere il futuro, ma questo valido ragionamento sembra non valere per la tecnologia: non esiste nella nostra cultura la storia della tecnologia né qualcuno che sia in grado di spiegarla semplicemente.
I linguaggi di programmazione sono complessi, richiedono scelte complesse e molto tempo per impararli con il rischio che poi si rivelino scelte “fuori mercato” (pensiamo ad es al pascal, al fortran, …).

La soluzione c’è: nonni, genitori e figli dal punto di vista della programmazione sono allo stesso livello (livello zero) e tramite la programmazione visuale possono fare un nuovo salto in avanti contro il digital divide!
Program or be programmed.

Un metodo per costruire quadrati magici dispari con Scratch

Un semplice metodo per costruire quadrati magici dispari è quello della diagonale.
Si introducono i numeri nella griglia a partire dall’uno in sequenza, in diagonale (in alto a destra), se il numero cade fuori dalla griglia lo si riporta all’inizio della sponda opposta (bisogna immaginare che la griglia sia fatta come un cilindro dove i due lati opposti sono uniti). Se il numero è un multiplo del numero della griglia il successivo si mette sotto (ad es per un quadrato 3×3 arrivati al 6, il 7 si metterà sotto).