Per noi italiani la storia (il passato) è da sempre fondamentale.

Articolo pubblicato da EPALE https://ec.europa.eu/epale/it/node/41272
Per noi italiani la storia (il passato) è da sempre fondamentale.

Uno dei punti forti della nostra cultura è l’asserzione: conoscere il passato per comprendere il presente e intravvedere il futuro.

Da buon italiano ho sempre condiviso questa visione ma essendo un matematico, da sempre interessato alla scienza ed alla tecnologia mi sono subito reso conto che questa affermazione vale solo nel mondo umanistico.
Pur essendo l’Italia terra di scienziati, veri geni, non è certo terra di divulgatori scientifici e sembra che la storia della scienza e della tecnologia non interessi a nessuno.

Siamo una nazione senza multinazionali di rilievo nel settore informatico e nel settore internet ma se esiste il wireless, la base della comunicazione moderna “senza cavo” per gli utenti in movimento, è merito di un italiano Guglielmo Marconi, e se esistono i microprocessori è sempre merito di un italiano Federico Faggin.

Prendiamo un adulto, digiuno di tecnologia, magari appassionato di storia o di letteratura o di arte, che vorrebbe avvicinarsi alla tecnologia, che vorrebbe capire la tecnologia. Cosa gli spieghiamo? Word, Excel e navigazione internet!
Poi dopo mesi di corsi parla con il nipote e si sente un ignorante, più ignorante di prima, perché ora percepisce il gap come più grosso, come incolmabile.

I giovani utilizzano in maniera naturale ma spesso non conoscono e soprattutto non conoscono la storia, non sanno perché oggi è così, non conoscono l’evoluzione, non conoscono il passaggio dal non digitale al digitale, e spesso non lo conoscono perché nessuno lo spiega, perché nessuno lo ritiene importante.

Invece per capire realmente le cose è fondamentale: il passaggio da una macchina fotografica non digitale a una digitale, di una cinepresa non digitale ad una digitale, di un telefono no digitale ad uno digitale, dalle schede perforate al cloud, dal personal (per uso personale) computer alla rete, dalla scrittura “a mano” alla scrittura digitale, dalla televisione analogica alla televisione digitale e via internet, dalla radio analogica alla radio digitale e via internet, …

Da bambino ascoltavo con piacere mio nonno raccontare il suo mondo e le sue esperienze. Perché oggi dovrebbe essere diverso, perché le esperienze di vita analogiche non dovrebbero essere utili per comprendere il presente e intravedere il futuro?

Quando spiego gli albori dell’informatica e di internet faccio girare delle schede perforate chiedendo “secondo voi a cosa servivano”? Nessuno le associa alla tecnologia, spesso nemmeno gli insegnanti. Non si capisce perché un cartoncino con dei buchi debba essere alla base della tecnologia. Però se si spiega che buco o non buco serve per trasmettere informazioni, che il sistema binario è alla base dell’informatica, è immediato far capire come funzionano i cd/dvd o il magnetismo a fondamento di dischi o memorie per computer o gli impulsi di corrente elettrica.

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